Libri e spinaci

Prendo spunto dal commento di Vilma al mio precedente (e datato) articolo per raccontarvi un po’ il mio post-Australia. Ossia il mio presente.

Eccolo riassunto in una foto.

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Niente vette innevate, spiagge e foreste tropicali, nessun quad, nessuna avventura all’orizzonte.

Niente che possa emozionare chi leggerà. Niente che faccia sognare. A meno che tra chi legge non ci sia qualche strano essere cui brillano gli occhi mentre pensa di dedicare sedici mesi della sua vita a ripassare tutto ciò che ha studiato durante il suo corso di laurea. Per essere più precisi, medicina.

Beh certo non mi entusiasmo… ma per fortuna a me studiare non dispiace.

Ho iniziato a prepararmi per il concorso per la scuola di specializzazione in Spagna, il MIR (medico interno residente) e ho optato per un corso on-line offerto dalla “academia CTO“. Il concorso cui parteciperò sarà il prossimo febbraio, cioè tra un anno.

Tra pochi giorni invece ci sarà quello del 2014 cui non ho potuto iscrivermi perché non possiedo ancora il DELE C1, ossia l’attestato di conoscenza della lingua spagnola. Anche per la sua preparazione sto facendo da autodidatta e spero di riuscire a ottenerlo in una delle prossimi sessioni.

Studiare da sola (non conosco nessuno che stia preparando lo stesso esame!) in un contesto fisicamente e temporalmente lontano da quello nel quale mi vorrei inserire complica le cose. È difficile tenere a mente l’obiettivo, è difficile auto-motivarsi in un periodo così lungo.

 

Sono profondamente insoddisfatta di me stessa e del mio presente, e sicuramente questo è uno dei motivi per cui non ho più aggiornato il blog. L’Australia e il Nepal sono presenze invadenti, un anno come quello passato mi costringe a soffrire della mediocrità e del grigiore attuali. O meglio, a percepire mediocrità e grigiore nel mio presente.

Era prevedibile, certo, lo sapevo. E nemmeno vorrei ripartire per vagabondare fino in capo al mondo, ho ben chiaro dove voglio arrivare ora. Il biglietto di sola andata stavolta si paga in tutt’altro modo però. Servono molta più forza e determinazione.

 

Voglio entrare in scuola di specializzazione, si. Perché? Ovvio. Forse. Perché vorrei una professione utile e stimolante, mi serve uno stipendio e vorrei un giorno arrivare ad avere un buon work-life balance.

 

Il “dove” però mi disorienta. E non mi riferisco semplicemente alla specialità (si tratterà di una specializzazione relativa ai servizi clinici, sto cercando di orientarmi tra Igiene e salute pubblica, e specialità diagnostiche come anatomia patologica e radiodiagnostica), ma anche alla nazione. Il concorso italiano infatti resta comunque una possibilità.

Quest’anno però le regole in Italia sono cambiate: i posti son stati dimezzati e il concorso subirà una profonda riforma, si tratterà di un concorso nazionale ma non si sa nulla di più. Non si sa come saranno strutturate le prove, su quali testi prepararsi, in base a che criteri verrano redatte le graduatorie ecc. Non si sa quando si terrà. Si naviga nel buio più totale.

 

Ho cercato di capire come funziona per l’ingresso in scuola di specializzazione nel Regno Unito, hanno un sistema parecchio diverso da quello italiano e spagnolo (che risultano molto simili). Non mi dispiacerebbe fare la specializzazione lì, peccato che di traverso ci si mettano due anni di pre-specialità che non mi allettano per niente oltre che l’estrema competitività per l’accesso. 

 

Apparentemente quindi ho fatto un giro enorme per tornare dov’ero, ossia passata l’esperienza di un anno in viaggio sono tornata sui libri per proseguire il percorso interrotto. Sono grata a me stessa per essermi data la possibilità di fare tutt’altro e chiarirmi le idee ma anche incazzata perché mi sto inserendo in un mondo competitivo con un curriculum nullo, un mondo dove l’età e l’esperienza contano. Sono incazzata con me stessa perché avrei potuto fare molto di più durante gli anni di università, sono incazzata col mio inutile animo da sognatrice che mi porta sempre a voler vivere dove non sono, sono incazzata con la mia pigrizia, sono incazzata con la mia paura e con le mie debolezze, sono incazzata col silenzio che mi circonda, sono incazzata per questa monotonia e assenza di stimoli.

 

E sinceramente son contenta di sentire rabbia perché ciò che avvertivo nei mesi scorsi era il niente, ero completamente apatica, e so che questo è un miglioramento. Sto ricominciando e serve grinta per farlo.

Dovrò mettermi a dieta. Di spinaci.

braccio

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6 risposte a “Libri e spinaci

  1. Cara Serena!! Ebbene si, mi ero fatta delle domande riguardo dove fosse finita “la ragazza del bush”. Ed eccoti qui, con parole che indicano con chiarezza il tuo stato d’animo. Credo di capire il tuo disorientamento attuale,il sentirsi immersa nel grigiore italiano e fare i conti con l’incazzatura come compagnia quotidiana, è uno status condiviso da molti (qui essere incazzati vale per tutte le categorie di persone e a tutti i livelli di età, purtroppo), per i giovani ancor di più. Ma non vale vedere l’incazzatura isolata dal resto, non vale vedere di aver perso un anno e avere fatto il giro della boa per ritrovarsi allo stesso posto. Vale il valore che può stare dietro a tutto questo, vale l’esperienza di un anno dove è stato necessario sporcarsi le mani (di terra, di merda, di solitudine, di vita vera), vale aver elaborato un pensiero, tradotto in realtà, che l’Australia era un mito e non una meta.
    Cara Serena, grazie di aver risposto all’invito di farti sentire, tanti auguri e buon proseguimento…attendo di risentirti attraverso i tuoi scritti di fatti, pensieri e cambiamenti di rotta. ti abbraccio

  2. Siamo in tanti ad essere messi così, l’Italia deprime chiunque. Il passaggio dagli studi ad un posto di lavoro decente è una via crucis infinita nel nostro Paese dovuta all’infinito cambio di regole e all’ostacolo perpetuo e continuo. Io mi sono laureata nel 2004, ho provato a fare la mia professione gli anni subito dopo la laurea, ci sono riuscita a metà, ma la strada era eccessivamente lunga e incerta, non si può chiedere a una persona di 30 anni di farsi mantenere dagli altri per un numero imprecisato di anni. Quindi ho mollato, ho lavorato un po’ in azienda che è semi-fallita causa crisi e adesso sto ritentando di fare la mia professione. Entusiasmo zero. Apatia totale. Ti capisco bene. Quasi quasi parto anch’io per il giro del mondo.

  3. Ciao Serena, anch’io mi ero chiesta dove fossi finita e in questi giorni ti ho pensata molto, visto che sono arrivata in Australia.
    Leggendo questo tuo articolo non posso che dirti di lottare con tutte le tue forze senza mai mollare, perchè l’Italia ha bisogno di persone come te, che seguono i propri sogni e non perdono la speranza di poter cambiare (anche se nel loro piccolo) quel grigiore che gli sta intorno!!!
    In bocca al lupo x I tuoi studi!!

    • Grazie Irene! Ho visto le tue bellissime foto dell’arrivo in Australia…sono felicissima per te, ti auguro di saper cogliere tutto il bello che quest’avventura potrà offrirti.. ti mando un abbraccio!

  4. Non voglio buttarti giu’ perche’ sicuramente prenderai la scelta piu’ giusta PER TE.
    Pero’ voglio dirti che per tre anni ho buttato sangue su un concorso che a tutt’oggi e’ bloccato (per magagne all’italiana)… e che se fossi entrata, dopotutto, sarei stata infelice. Come tanti italiani con il posto pubblico… malgrado la sicurezza. 😦

    IN BOCCA AL LUPO!!

  5. Ciao Serena, sono Gio. Ho scoperto questo diario di bordo molti mesi fa e l’intensità di corrispondenze tra i tuoi stati d’animo nel corso della narrazione, ad analoghi provati sulla mia pelle ha impresso nella mia memoria questo titolo, “cambio rotta”, per cui dopo molto tempo ho sentito il desiderio di scriverti!. I nostri percorsi sono simili e per questo ho trovato nelle tue parole un riflesso, talvolta odioso, insopportabile, perchè schietto e sincero, delle mie stesse debolezze e paure. Spero non ti offenda per questo, l’intento del mio messaggio non vuole demolire ma costruire speranza! Sono più giovane di te, ho 23 anni, nonostante ciò spesso mi sento vecchia e fuori posto. Sono una studentessa di medicina, ma le mie aspirazioni e i miei sogni, come ironizzi in uno dei tuoi post, sono più disparate e fantasiose del fare il medico e ,da cordarda,…gratuite fintanto che non si rischia per avvicinarvisi. Tu non ne parli esplicitamente in un post, o forse sì, ma da ciò che scrivevi all’inizio della tua avventura australiana le paure e le ansie di un futuro piuttosto statico e predeterminato dalle consuetudini di una professione strutturata ti angosciavano perchè superavano l’eccitazione e l’entusiasmo dell’ingresso nel mondo del lavoro. Da ciò le numerose speculazioni sui piani alternativi, i conti sugli anni a venire quasi a voler cercarne un bug, che rappresentasse una “via di uscita” verso la “libertà” che poi hai cercato nel tuo viaggio. Ho estrapolato e interpretato ciò dalle tue parole, mi scuso in anticipo se si discosta dalla tua reale percezione, ma l’intento di questa piccola analisi è quello di evidenziare ciò che credo ci accomuna! Vorrei porti una domanda e se avrai voglia di rispondere ciò significherà molto per me in questo momento: dopo le peripezie del tuo anno sabbatico, avendo realizzato di voler portare a termine un progetto iniziato tanti anni prima e portato avanti con dedizione e sacrificio, è cambiato il tuo approccio con la realtà del fare il medico? Non vorrei davvero essere invadente, la realtà è che verso in una situazione personale molto delicata e lungi dal cercare in te un guru(!) mi piacerebbe confrontarmi con chi la strada che mi si figura davanti l’ha portata avanti pur se tra dubbi e difficoltà, dove i dubbi sono mille volte più logoranti e invalidanti delle difficoltà e dei sacrifici sul breve periodo, almeno per quanto mi riguarda! In altre parole ho davvero paura di continuare su questa strada perchè temo che mai mi sentirò un medico nel profondo, nonostante sia una ragazza idealista che ha desiderio di essere un ingranaggio positivo e costruttivo della società. Ho paura di aver fatto una scelta in qualche modo fuori da me e che questo sia il motivo dei miei continui viaggi mentali altrove, desideri lontani di evasione. In fondo per essere sani e positivi è necessario trovare profondamente se stessi e vivere secondo le proprie inclinazioni, ma è davvero difficile essere onesti con se stessi , e lo è ancora di più in un clima generale di grande instabilità economica e sociale che non devono però imporsi come alibi.Se troverai un po’ di tempo e ti farà piacere rispondermi ne sarò molto felice! Se mi volessi rispondere in privato ti lascio la mia email: yfer1991yfer@gmail.com Ti auguro ogni bene!

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