A casa

Stamattina, appena mi son svegliata il grillo parlante mi ha imposto un “oggi devi scrivere”, e ho deciso di dargli retta ed eseguire l’ordine.

Scrivo da Cagliari, sono arrivata in Sardegna una quindicina di giorni fa.

La decisione di prendere un volo che mi portasse a casa è maturata dopo un lungo periodo di insoddisfazione per la mia condizione in Australia. La nostalgia delle persone care era un tarlo che aveva iniziato a erodermi sei mesi fa e che, lentamente e silenziosamente, mi ha scavato dentro una vera e propria voragine.

Ma non è stato l’unico elemento.

Mancavo di entusiasmo verso quella che doveva essere la nuova fase che mi apprestavo a vivere: all’orizzonte avevo Yamba, Byron Bay, Sydney, e poi o Adelaide e una roadhouse nel deserto del South Australia, dove lavorare per mettere da parte un po’ di soldi, o la Tasmania e il volontariato in cambio di vitto e alloggio per poterla assaporare con calma.

Questo era l’itinerario di massima: mi avrebbe mosso dentro adrenalina e una botta di fantasia qualche mese prima, è stata dura ammettere che ora non evocava le stesse sensazioni. Ho aspettato, cercando di capire se era solo un momento. Ma non lo era.

Metaforicamente parlando mi son sentita come se stessi correndo da ore e mi fossi trovata davanti una salita ripida di cui non intravvedevo la fine, e per di più, sulla quale mi veniva chiesto di scattare. Non avevo più energie, mi sentivo stanca fisicamente e psicologicamente.

Avevo bisogno di riposare e l’unico posto dove potevo davvero ricaricarmi era casa.

Non riuscivo a nascondere agli altri e a me stessa questo stato, tant’è che diverse delle persone che ho incontrato in quel periodo mi hanno fatto notare che avevo gli occhi tristi.

La decisione l’ho maturata quando una goccia ha fatto traboccare il vaso, e per questo è sembrata una decisione improvvisa, ma il vaso era già colmo.

Perché il vaso si è colmato in sei mesi di distanza? Ovviamente c’è sempre più di un motivo e alcuni di questi sono troppo personali perché ne parli qui, uno comunque è stato importante e potrebbe far riflettere chi vorrebbe partire per un lungo viaggio: mi è mancato l’obiettivo. Serve un obiettivo pratico, tangibile, misurabile, fisico, che motivi e spinga ad andare avanti altrimenti ci si sente disorientati e persi e la determinazione si dissolve.

Serve una data di ritorno, anche se fittizia, per far sentire che il mondo che si è lasciato non è morto e sepolto ed evitare così di vivere -emotivamente parlando- un lutto.

Serve avere le idee chiare su quali sono i motivi del viaggio, serve avere un itinerario di massima, che si potrà stravolgere dopo ma è comunque bene averne meditato uno prima: per disegnare una strada serve un’energia che in viaggio si perde perché una volta che si è immersi nel viaggio quella diventa la tua vita presente -la tua routine- e l’entusiasmo diminuisce. Diminuisce perché si è assorbiti dalle necessità umane di procacciarsi i soldi e il lavoro/l’alloggio/il cibo, e se non si ha un obiettivo si arriva in breve tempo a chiedersi “ma ne vale la pena?”, con immancabile risposta negativa di sottofondo.

E poi bisogna essere onesti e capire che tipo di viaggiatori siamo: si fa un gran parlare di viaggi low cost, ma in termini pratici, come e cosa vogliamo da questo viaggio? Viaggiare e lavorare/ solo viaggiare/ solo lavorare? Se si vuole solo viaggiare è bene partire con una solida base economica (e per l’Australia rimarco il solida e -anzi- ci aggiungo un issima), se si vuole anche lavorare è bene decidere prima quanto tempo si vuole dedicare al lavoro e qual è il target di guadagno che ci si impone. Ed è bene deciderlo prima di partire. Essere organizzati serve a sentirsi pronti e capaci di affrontare anche lunghi periodi fuori casa.

Scrivere un curriculum adatto al paese dove si decide di lavorare (che ha uno schema e una lingua diversa da quella che conosciamo), spendere giorni a sfogliare gli annunci di lavoro su internet, selezionarli, inviare curriculum, affrontare colloqui, ponderare quale ha più pro e meno contro: tutto questo richiede un’incredibile dose di energia e nessuno lo fa con piacere. Per questo è bene premunirsi di informazioni prima di partire e stabilire con chiarezza cos’è per noi un pro e cosa un contro.

Una grande amica viaggiatrice (ciao Silvia :)) un giorno mi disse che aveva scritto un’articolo proprio per trasmettere a chi decideva di mettersi in viaggio quali fossero le difficoltà del viaggiatore: avevo letto quell’articolo ma ciò che ne avevo tratto era solo un’ammirazione profonda per le sue mille esperienze, la frase “volere è potere” e la voglia incredibile di emularla. Non avevo colto la lezione. Ci siamo poi incontrate a Melbourne, era il mio terzo-quarto mese lontana da casa e mi aveva detto “Ti consiglio di tornare a casa dopo circa un anno, l’ideale sarebbe farti l’estate lì, poi valuti se tornare qua. Diventa dura se stai più di un anno lontana..“, ma io in quel periodo filtravo le parole in base al sentire del momento e allora non sentivo la benchè minima mancanza di casa.

Ora posso dire di aver capito quante energie si spendono quando non si ha stabilità e quanto l’unico posto dove possa ricaricarmi a tutti i livelli sia proprio casa mia.

Un’ultimo paragrafo lo voglio spendere per ringraziare le persone che hanno animato e rallegrato l’ultimo periodo, accogliendomi nelle loro case. A Melbourne, dove son rimasta qualche giorno prima di partire a casa di doppiaEffe che mi ha accolta con un preavviso di pochi giorni col mio tanto di valigione e zainone al seguito, in una casetta magnifica, dove in dispensa abbondano i prodotti biologici e dove al centro dell’ingresso sta una magnifica cassapanca da loro ridipinta con colori vivaci di cui mi sono innamorata. Sorella riccia -alias Francesca- ha trovato tempo da dedicarmi nonostante tornasse a casa tardi da lavoro e soprattutto nonostante la notte dovesse lavorare al magnifico libro che parla del suo viaggio intorno al mondo con EffeMaschio (che è stato appena pubblicato, eccolo qui: Matti da sognare); ci conosciamo da poco eppure mi son sentita completamente a mio agio con loro, un po’ per le comuni radici sarde e un po’ certo per l’affinità che si crea tra spiriti erranti e con simili principi.

mandorlo

Settembre a Melbourne

Grazie a Sharon e alle bambine, che mi hanno accolto ancora nella loro casa per una serata memorabile, mi si è stretto il cuore quando ho suonato il campanello e ad aprire la porta ho trovato Tara, Maya e Darcy, dolcissime nei loro vestitini migliori per l’occasione, cresciute in altezza e con le voci diverse (quanto cambia il viso, il corpo e la voce in pochi mesi nei bambini!!!); entusiaste della mia visita non mi hanno lasciata un attimo, facendo a gara per la mia attenzione, mi hanno mostrato tutto ciò che hanno fatto in questi mesi che non c’ero, hanno appeso uno dei miei disegni nella loro cameretta. Abbiamo passeggiato e giocato assieme fino a tardi, per le vie di Fairfield, e quando le ho detto “buonanotte” e ho chiuso la porta di casa ho sentito tutto il peso dell’addio.

Grazie alla Qatar airways che sul secondo volo, quello da Doha a Roma mi ha assegnato una poltrona in business class al costo dell’economy perché i posti in quest’ultima erano finiti: ho goduto della poltrona reclinabile, di un pranzo da re e ho annaffiato le mie sette ore di volo con un brunello di montalcino generosamente offerto dalla compagnia, ridendo tra me e me del detto “l’acqua ai fiori, il vino ai muratori” ricordando Elisa, Magali, Senna, Ulla, Maria, Meadhbh, Maira: sarebbe stato fantastico avervi lì!

Grazie a Valeria e Daniele che mi hanno ospitato nelle loro case nei miei giorni a Roma, anche loro con scarso preavviso. Mi hanno concesso di avvicinarmi a casa più lentamente, avevo bisogno di un impatto soft dopo tanta lontananza: e così è stato! In quei giorni non sprizzavo allegria da tutti i pori e non ero una compagnia facile eppure mi hanno aperto le porte di casa e concesso di evitare di pensare a me e a questo ritorno per un po’, facendomi compagnia tra le strade del centro e raccontandomi delle loro vite e progetti. La città, nella quale son sempre passata di fretta, è -senza mezzi termini- un capolavoro. A compensare questa bellezza esteriore c’è però un atteggiamento di cafoneria diffuso in chi ci lavora: dal gestore del punto di assitenza vodafone, al proprietario del negozio di scarpe, al ristoratore, al barista, tutti scocciati, imbronciati, bruschi, scostanti, maleducati all’ennesima potenza. Mi dispiace ma per onestà devo ammettere che è la prima città che visito nella quale l’eccezione è diventata la regola! Ho percepito un’amarezza interiore diffusa e l’incapacità di viverla con dignità, senza rovesciare addosso a chi si incontra atteggiamenti frutto di frustrazione e maleducazione. Disinteresse totale nei confronti della sensibilità dell’altro. Forse è l’avere sempre troppa gente intorno che immunizza alla comprensione del valore degli altri esseri umani e al rispetto?

Sul volo di ritorno da Roma a Cagliari ho poi incredibilmente incontrato Erika, compaesana partita anche lei circa un anno fa per un luogo molto lontano, in Angola, e abbiamo riso e chiacchierato dei nostri parallelismi.

Nei giorni successivi ho poi sorpreso, col mio ritorno non dichiarato, mia nonna e diverse altre persone speciali, tra zie e amiche, con cui il riabbraccio è stato forte, sentito, rigato di lacrime e dolcissimo.

Tra pochi giorni parto a Madrid, curiosa di capire che emozioni mi regalerà la capitale spagnola, e felice di ritrovare persone salutate ormai più di un anno fa.

Ora invece, visto il cielo terso e il sole che brilla su questo due di ottobre, me ne vado al mare, a godermi il rumore del bagnasciuga.

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4 risposte a “A casa

  1. Sottoscrivo anche le virgole. Io sono rientrato il 14/09. Avrei potuto prolungare la mia permanenza ma senza un piano preciso se non quello di continuare a sperare di pescare il jolly oltrepassando quota 200, (questo il numero di annunci di lavoro cui ho risposto in sei mesi) e non mi pareva il caso. Come dici tu se si torna lo si deve fare con un obiettivo preciso. Il piano per i miei primi sei mes l’ho seguitoi e quindi era ora di tornare. Concordo che la vita nomade senza fissa dimora alla lunga può diventare parecchio stressante. Sopratutto se le risorse di soldi,lavoro e consengunetemente vitto e alloggio sono “finite”….come per tutte le persone normali. A budget “infinito” sono bravi tutti o quasi a viaggiare!
    Ah! Sono daccordo anche sulla scarsa attitudine alla gentilezza e cortesia della gente. Posso testimoniare per Milano. L’amarezza e la sfiducia si taglia con il coltello. Un sacco di cartelli “vendesi/affittasi”, esercizi commerciali che chiudono al posto dei quali vengono costruiti monolocali da affittare. Da quando sono rientrato non ho visto un solo telegiornale. Sono stanco di sentire schiocchezze. Adesso tocca riprendere a lavorare…se si riesce….magari coltivando la piccola speranza di riuscire a realizzare qualcosa di pratico per cercare di tornare a Melbourne. Chi lo sa’? Vedremo.
    Per il momento, in bocca al lupo per il tuo rientro. Beata te che puoi sempre andare a sentire il rumore del mare!
    Ciao

  2. belle riflessioni. hai aspettato, per scrivere, di capire cosa ti fosse successo e perché. quindi l’hai comunicato perché possa servire ad altri.
    una bella lezione di vita. brava e grazie!

    • Carissima Vilma, grazie per il messaggio! E’ stato un lungo silenzio il mio, lo so, sentivo di non aver nulla da raccontare… sto per pubblicare un post comunque 😉 un abbraccio!

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