Foto grafiche dal Nepal: il bello e il brutto di un paese per cui siamo modello (ITA-ENG-ESP)

Rimettevo a posto le foto che ho scattato in Nepal (davvero poche) e ho deciso di scrivere un post per raccogliere ciò che ho visto e sentito nel mio mese e mezzo laggiù.

L’aria irrespirabile che costringe a usare le mascherine a Kathmandu, per la polvere e per l’inquinamento.

I soliti dieci prodotti in vendita nelle minuscole botteghe in tutto il paese: patatine, biscotti, bibite gassate. Consumati da locali e turisti. Le loro confezioni di plastica che vanno a creare cumuli di spazzatura ai bordi delle strade e per i sentieri o invadono i fiumi. Spazzatura che brucia, qua e là, non esiste raccolta dei rifiuti. Un modello di sviluppo insostenibile.

Triste ritratto del fiume a Kathmandu

Triste ritratto del fiume a Kathmandu

La pubblicità della bella ragazza che beve coca-cola è ovunque, anche nei paesi più sperduti: troneggia sopra edifici rimasti incompiuti o crollati, uno schiaffo a chi non può permettersi il cibo e un’insulto alla salute.

L’acqua che esce dal rubinetto (e quando c’è un rubinetto è un lusso) è sempre gialla, non potabile e contaminata.

Strade dissestate, spesso senza asfalto, dove camion, pulmini, motorini e auto guidano a zig zag, seguendo la legge della giungla.

Il villaggio di Gatlang, nel Langtang

Il villaggio di Gatlang, nel Langtang

Bambini che lavorano, spaccando pietre.

Donne che zappano, donne che seminano, donne che trasportano carichi pesanti. Donne giovanissime, ancora bambine, con bambini. Invisibili nelle città, dove per le strade e nei negozi sono gli uomini a prevalere.

Holi festival a Kathmandu: a Durbar square il 98% dei ragazzi a far festa in piazza e ballare è di sesso maschile.

Si lavano così i panni qui, ma non solo: anche le stoviglie, e le persone. Non ci sono bagni nelle case.

Si lavano così i panni qui, ma non solo: anche le stoviglie, e le persone. Non ci sono bagni nelle case.

 Entro nelle case dei malati di Gatlang. Non hanno soldi per permettersi le cure dell’ospedale o del dentista. La donna con la piorrea perderà tutti i suoi denti. La donna con la probabile tubercolosi si consumerà poco a poco. E così via.

Una delle tante donne che hanno chiesto di essere visitate a Gatlang. Sono in molti ad aver bisogno di assistenza medica e nessuno a potersela permettere. [Tanto per chiarire, il medico non ero io, io facevo solo da spalla]

Una delle tante donne che hanno chiesto di essere visitate a Gatlang. Sono in molti ad aver bisogno di assistenza medica e nessuno a potersela permettere. [Tanto per chiarire, il medico non ero io, io facevo solo da spalla]

Ignoranza, malnutrizione e assenza di igiene rendono questa terra fertile per le malattie. Si muore ancora di diarrea qui.

La ricerca del profitto, il proliferare del business e la voglia spasmodica di raggiungere gli standard occidentali fatti di apparenza, opulenza, mercificazione dei beni.

Tantissimi giovani. L’80% della popolazione è composta di giovani e giovanissimi. Belli, forti, pacifici. Hanno un fortissimo senso dei legami familiari, la famiglia è fondamento della società.

Legatissimi alla terra, sono in gran parte contadini. Arano i campi con l’aratro di legno trainato dai buoi, immagini che vengono fuori dal medioevo.

aratro

I loro menù sono per lo più vegetariani anche se spesso troppo poco variegati. Moltissimi mangiano solo riso, nient’altro. Il Dal Bath (riso con zuppa di lenticchie) è il piatto nazionale ma non tutti possono permetterselo.

I momo, una specie di ravioli cotti al vapore accompagnati da una salsa piccante... una favola quelli vegetariani!

I momo, una specie di ravioli cotti al vapore accompagnati da una salsa piccante… una favola quelli vegetariani!

Ridono e sorridono gentilmente, non sembrano curarsi delle difficoltà che la vita gli pone davanti, accettano, vivono e vanno avanti.

Sono un popolo aperto, caldo e accogliente, mai invadenti e in questo molto diversi dagli indiani. Umani, curiosi, non hanno paura di aprire le loro porte allo straniero.

Sono belli e dignitosi nella loro povertà: i copricapo dei Tamang, coloratissime opere di sapienti mani artigiane, impreziosiscono i loro corpi.

THE

Ogni villaggio una lingua diversa, forte l’identità etnica. Per poterci parlare servono tre interpreti. Per comunicare bastano i bambini che fanno a gara per prenderci per mano, il mazzo di fiori che ci viene offerto, il sorriso e lo sguardo.

Maturano dentro nuove e vecchie consapevolezze.

Per loro noi veniamo dal mondo del benessere, degli agi: guardano ai nostri paesi come modello di crescita e sviluppo.

Ecco perché si fa ancora più forte in me la necessità di aderire a una vita il più possibile coerente coi principi di sostenibilità e solidarietà.

Ecco perché è importante che prima che agire in casa loro facciamo ordine in casa nostra, è questione di coerenza ed esempio.

Mi rendo conto che non voglio abbandonare la medicina.

Solidarietà intesa non come assistenzialismo ma piuttosto come educazione, cultura.

Sviluppo inteso come decrescita.

Medicina intesa come prevenzione e promozione della salute, corretta alimentazione, visione olistica.

Il Nepal mi ha mosso un terremoto interiore che stenta a calmarsi.

E per sfogarlo, io scrivo…

 scrivere

PhotoGraphic from Nepal: the good and bad of a country for which we are a model

This post wants to collect things I’ve seen and feel in my months an a half in Nepal.

The unbreathable air that force to use a mask in Kathmandu, for the dust and the pollution.

Always the same ten products sold in all the little shops all around the country: chips, biscuits, soft drinks. Consumed by both locals and tourists. Their plastic package cause piles of rubbish at the side of the roads and along the paths or in the rivers. Wastes that burn hither and thiter, there isn’t any garbage collection. A not sustainable model of development.

The placard of the nice girl drinking coca-cola is wherever, even in the more remote villages: it dominates over unfinished or collapsed buildings, a slap to who have not food and an insult to health.

The tap water (and tap is a luxury) is always yellow, not drinkable and contaminated.

Roads uneven, often without asphalt, where trucks, buses, scooters and cars zig zag following the law of the jungle.

Children that work, breaking rocks.

Women that hoe, seed, extremely overload. Very young women, still girls, with children. Invisible in towns, where the men outnumber in the streets and in the shops.

Holi festival in Katmandu: in Durbar Square the 98% of the guys who are celebrating and dancing are boys.

Lack of education, malnutrition and lack of hygiene make this country fertile for diseases. People still can die for diarrhea here.

Research for profit, the increase of business and the spasmodic wish to reach occidental standards of appearance, opulence, commercialization of everything.

Lots of young people. 80% of population is made up of young, youths and children. They’re handsome, strong, peaceful. They’ve got a really strong sense of family connections, family is the foundation of society.

Very bonded to the land, the most part of them are peasants. They plough the land with the ox’s plow, images that come form the Middle Ages.

Their menus are mainly vegeterian even if often too little varied. A lot of them eat only rice, nothing else. The “dal bath” (rice with lentil’s soup) is the national dish but not everybody can afford it.

They laugh and smile kindly, don’t seem to care about the difficulties they have to face in their life; they accept, live and keep going on.

They’re open, warm and welcoming people, never intrusive and for this reason very different from indians. Humans, curious, they don’t fear to open their doors to strangers.

They’re beautiful and dignified in their poverty: Tamang’s hat, colourful creations of skilful artisan hands, embellish their bodies.

Each village a different language, the ethnic identity is very strong. To speak with them there’s need for three interpreters. To communicate are enough the children who race with the chance to hold our hands, the bunch of wildflowers they offer us, the smile and the gaze.

Increase in me new and old awareness.

For them we come from the wealth world, with comforts: they look at our countries as development’s model.

Here’s why is every day stronger in me the need for a life coherent with the values of sustainability and solidarity.

Here’s why is important that before acting in their houses we tidy ours, is a matter of coherence.

I realize that I don’t want to leave medicine.

Solidarity not as excessive state aid but rather as education, culture.

Development as degrowth.

Medicine as prevention and promotion of health and well-being, healthy alimentation, holistic vision.

Nepal have moved in me an interior earthquake that find hard to calm down.

Foto Grafias de Nepal: lo bueno y lo malo de un país para que somos modelo

Estaba poniendo en ordén las fotos que tomé en Nepal (muy pocas), así que me he decidido a escribir un articulo para recoger lo que he visto y oído en mi mes y medio allí.

El aire sofocante que te obliga a usar la máscara en Katmandú, por el polvo y por la contaminación.

Siempre los mismos diez productos en venta incluido en las pequeñas tiendas de todo el país: papas fritas, galletas, refrescos. Consumidos por ambos, nepaleses y turistas. Las bolsas de plástico que crean montones de basura a lo largo de las carreteras y de las sendas o invaden los ríos. La basura que quema aquí y allá, no hay recogida de basura. Un modelo de desarrollo insostenible.

La publicidad de la chica guapa bebiendo Coca-Cola está en todas partes, incluso en los pueblitos más apartados: se eleva por encima de los edificios derrumbados o sin terminar, una bofetada a aquellos que no se pueden pagar los alimentos y un insulto a la salud.

El agua que sale del grifo (y cuando hay un grifo es un lujo) es siempre amarilla, no potable y contaminada.

Carreteras, a menudo sin asfalto, donde camiones, buses, motos y coches conducen en zig zag, siguiendo la ley de la selva.

Niños trabajando, rompiendo piedras.

Mujeres que labran la tierra, que siembran, que llevan cargas pesadas. Mujeres muy jóvenes, incluso niñas, con niños. Invisibles en las ciudades, donde por las calles y en las tiendas prevalecen los hombres.

Holi Festival en Katmandú: en Durbar Square el 98% de los chicos que bailan en la plaza es de sexo masculino.

Entro en las casas de los enfermos de Gatlang. No tienen dinero para pagar el hospital o el dentista. La mujer con la piorrea perderá todos sus dientes. La mujer con la probable tuberculosis se consumirá poco a poco. Y así los demás.

La ignorancia, la desnutrición y la falta de higiene hacen esta tierra fértil para las enfermedades. La gente sigue muriendo de diarrea aquí.

La búsqueda de la ganancia, la proliferación de los negocios y el deseo espasmódico de alcanzar los estándares occidentales hechos de apariencia, riqueza, mercantilización de los bienes.

Muchos jóvenes. El 80% de la población está compuesta de chicos y niños. Guapos, fuertes, tranquilos. Tienen un sentido muy fuerte de los lazos familiares, la familia es el fundamento de la sociedad.

Muy unidos a la tierra, son en mayoría agricultores. Aran la tierra con el arado de madera tirado por bueyes, imágenes que salen de la Edad Media.

Sus menús son en su mayoría vegetarianos aunque a menudo muy poco variados. Muchos sólo comen arroz, nada más. El Dal Bath (arroz con sopa de lentejas) es el plato nacional, pero no todo el mundo puede permitírselo.

Ríen y sonríen educadamente, no parece que se preocupen de las dificultades que la vida les pone adelante, aceptan, viven y siguen adelante.

Son un pueblo abierto, cálido y acogedor, no entrometido, y en este muy diferentes de los indios. Humanos, curiosos, no tienen miedo de abrir sus puertas a los extranjeros.

Son hermosos y dignos en su pobreza: los gorros de los Tamang, coloridas obras de hábiles manos artesanas, adornan sus cuerpos.

Cada pueblo un idioma diferente, es fuerte la identidad étnica. Para poder hablar necesitamos tres intérpretes. Para comunicar son suficientes los niños que compiten para apretar nuestras manos, el manojo de flores que nos ofrecen, la sonrisa y la mirada.

Maduran dentro de mi nuevas y antiguas conciencias.

Para ellos nosotros venimos del mundo del bienestar, de las comodidades: miran a nuestros países como a un modelo de crecimiento y desarrollo.

Es por esto que se hace aún más fuerte en mí la necesidad de adherir a una vida lo más posible coherente con los principios de sostenibilidad y solidaridad.

Por eso es importante que antes de actuar en sus casas ponemos en orden la nuestra, es una cuestión de coherencia y de ejemplo.

Me doy cuenta de que no quiero abandonar la medicina.

Solidaridad entendida no como estado asistencial, sino más bien como educación, cultura.

Desarrollo entendido como downshifting.

Medicina entendida como prevención y promoción de la salud, nutrición adecuada, visión holística.

El Nepal me ha movido un terremoto interior que es difícil de calmar.

Y para desahogarlo, yo escribo …

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4 risposte a “Foto grafiche dal Nepal: il bello e il brutto di un paese per cui siamo modello (ITA-ENG-ESP)

  1. “Ecco perché è importante che prima che agire in casa loro facciamo ordine in casa nostra, è questione di coerenza ed esempio.”
    giusto, fare ordine in casa nostra invece di “esportare democrazia”… di cui siamo quindi “portatori sani”

  2. Ciao serena conosco il tuo blog grazie al grande Michele zanin che ha quasi finito il giro del mondo. Se posso fare quache cosa per aiutarti a vincere qualche battaglia , non la guerra fammi sapere.

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