Ritorno in Australia: difficoltà e amarezze durante la ricerca di lavoro in una farm di banane

Non ho la pretesa di raccontare tutto ciò che ho fatto e visto in questo mese, sarebbe davvero impossibile. Passo al setaccio della memoria e ciò che rimane sono sensazioni decise, opposte, persone, la forza dei luoghi.

Sono ormai due mesi che non ho una casa, una camera, un posto mio. Viaggio carica come un mulo col mio zainone e le due valigie, 40 kg da trasportare ogni volta che mi sposto e che mi fanno immancabilmente pensare alla necessità di spedire almeno 20 kg a casa.

Valigie ingombranti che quando arrivo nelle camere dormitorio degli ostelli mi fanno dare di matto perché non c’è lo spazio fisico per tenerle, non posso svuotarle negli armadi (non ci sono armadi negli ostelli) e nemmeno avrebbe tanto senso in questa mia fase di peregrinare continuo dove mi muovo come una trottola tra un posto e l’altro. Odio la mia valigia disordinata dove non riesco mai a trovare ciò che cerco, dove devo frugare al buio e cercando di fare meno rumore possibile per non disturbare chi prova a dormire nei letti accanto. Ho quindi imparato che viaggiare con un bagaglio leggero è un MUST per alleggerire anche il senso di fastidio e scomodità della vita da ostello.

Ostello, ah, gli ostelli. Figo da provare per un paio di notti, ma viverci, beh, è un’altra cosa.

A parte il discorso della scomodità e del dover vivere stipati in camerate dove si dorme in scricchiolanti letti a castello e ci si fa largo saltando tra uno zaino di qua e una valigia di là beh, la cosa che a me è mancata di più è l’intimità. Non avere un luogo dove potermi rifugiare, foss’anche per cinque minuti, dove nessun altro possa entrare. E ne ho sentito terribilmente la mancanza una volta tornata dal Nepal, quando avrei avuto bisogno di un po’ di tempo per digerire tutto quello che avevo vissuto, avrei voluto ritirarmi un pochino con me stessa a pensare, metabolizzare, scrivere e invece non ho avuto tempo, modo e spazio per farlo.

Dopo nemmeno una settimana dal mio ritorno, con ormai il conto in banca in rosso e pressata dalla necessità di trovare un lavoro che mi consentisse di richiedere il rinnovo del visto per un altro anno, sono volata a Cairns prima e Innisfail poi, alla ricerca di lavoro in una farm di banane. Se si vuole ottenere il rinnovo bisogna infatti lavorare per 88 giorni o tre mesi consecutivi nel settore primario (agricoltura-pesca-miniere). Sono stata in un Working Hostel, il Codge lodge, uno dei tanti che in teoria funzionano sia da ostello che da agenzia per il lavoro.

Dire che sono stata male è riduttivo.

A parte la camera troppo piccola l’ostello in sé era carino.

La tempesta di negatività che mi ha schiacciato in quei giorni non so nemmeno bene io da dove sia venuta ma i fattori che hanno giocato un ruolo importante sono stati tanti.

La stanchezza, il bisogno di stare da sola che non era possibile soddisfare.

Allo stesso tempo la voglia di avere accanto le persone importanti della mia vita per poter per un attimo poggiare la testa sulla loro spalla, per sentire il calore del loro abbraccio: impossibile realizzare questo desiderio.

Poi la necessità di trovare un lavoro che non arriva, nonostante chieda anche per lavori come volontaria da otto ore in cambio di vitto e alloggio (e quindi di puro schiavismo), nonostante telefoni a quaranta working hostel e passi tutto il giorno a consultare e rispondere agli annunci di lavoro.

Sento l’impotenza e l’insoddisfazione distruggermi, è impossibile bloccare l’emorragia di soldi che servono per qualsiasi cosa qui, per pagarti un letto, il cibo, il telefono, anche l’aria che respiri sembra avere un costo. Pago 185 dollari per una settimana in camerata in ostello, mangio da schifo, senza una routine, senza cucinare, senza pasti caldi. E nonostante tutto spendo. A costare poco è solo il cibo spazzatura, la verdura e la frutta hanno prezzi da capogiro. Odio i soldi, dal profondo del mio cuore, odio il fatto che non esista alternativa alla mercificazione dei bisogni essenziali.

Sono un conto in banca, un numero, non ho nessun valore.

Questo sento. Finchè posso pagare sono utile, dopo non servo più.

Mi annienta questa sensazione di non avere un senso, di non essere altro che il nome impresso sulla mia carta di credito ormai inutilizzabile.

E poi inizio a interrogarmi e mi chiedo, se anche trovassi il lavoro varrebbe la pena stare ferma per quattro o forse più mesi a farmi il fegato marcio in un ambiente fatto di schiavismo, boss e magnacci, con un lavoro pesante sia psicologicamente che fisicamente e che non rientra certo nei miei interessi di arricchimento professionale?

Inizio a chiedermi: ma io, che ci sono venuta a fare in Australia?

E la risposta la ritrovo nel mio blog quando scrivo “La mia aspirazione nella vita è sentirmi a posto con me stessa e far di tutto per aver sempre un bel sorriso stampato in faccia e un luccichio di gioia negli occhi.”

Ora mi sento lontana mille miglia da quel sorriso e quella gioia, segno che non sto andando nella giusta direzione.

Per di più ultimamente ho maturato la consapevolezza di voler continuare la mia formazione nel settore medico il che mi fa sentire “inutili” i mesi a selezionare e impacchettare banane se osservati sotto la luce dello sviluppo professionale.

Cerco pace e non ne trovo. Avverto sempre rumore, casino, gente.

Mi chiedo che ci faccio qui, in questo paradiso tropicale che vivo come un inferno, maledettamente lontana da un paese nel quale comunque non saprei come vivere. Sono lontana da me stessa e dal mio entusiasmo.

Innisfail

Non capisco più chi sono, mi sento debole, inutile, insensata.

Mi chiudo, sono vuota dentro e non ho voglia di parlare e socializzare con nessuno.

Cammino per le solite due vie di questo paese dove aleggia un’atmosfera da paese maledetto, sento il cielo pesante, sento dolore nell’aria, sento minaccia. Vedo le genti aborigene private della loro terra, data in pasto ai bianchi e alla loro “democrazia”. Sento ferite aperte.

Sento raccontare storie che confermano le mie sensazioni, il passato di molti qui sembra essere macchiato da precedenti penali, si dice anche che il figlio del proprietario del mio ostello sia finito in galera già due volte per stupro.

Un giorno vado al Mac Donald per sfruttare la connessione internet gratuita, si fa sera. Mi invitano caldamente a non tornare all’ostello a piedi da sola.

La mia compagna di stanza mi racconta del suo datore di lavoro psicopatico, delle insistenti battute a sfondo sessuale, delle sue domande invadenti. E di un altro proprietario di una farm che il primo giorno di lavoro prova di punto in bianco a baciarla.

Tocco il fondo una mattina quando mi alzo alle cinque per mettermi in vista come una merce a disposizione dei caporali che passano a reclutare la forza lavoro da portare nelle farm. Mi dicono che ogni tanto capita che serva qualcuno in più e così mi siedo lì, poco fiduciosa ma comunque in tensione, odiando questa sensazione d’incertezza, questo dipendere completamente da un padrone. Odio questi lacci. Siedo comunque là, mentre mastico la mia amarezza.

Arriva un pulmino ma la mia compagna di stanza, che lavora già da un po’ in quella farm, non si alza. Resta seduta sugli scalini dell’ostello. Mi avvicino e mi dice con la voce spezzata che l’hanno licenziata. Così, la mattina, su due piedi. Non servi più, restatene in ostello.

Tutto questo è disumano. Non è corretto, non ci sono diritti, non ci sono certezze. Quest’Australia mi fa letteralmente schifo.

Dopo aver toccato il fondo, dopo esser rimasta sul fondo del pozzo per giorni senza nemmeno la voglia di sollevare la testa a guardare il cerchio di cielo che mi ricorda di un mondo di luce, non so nemmeno io come, si solleva il vento.

Improvvisamente sento che si è sbloccato qualcosa dentro e mi sento leggera, liberata. Prendo la decisione di mollare questo posto e partire, andarmene, altrove, lontano. Senza nemmeno dare un’occhiata alla mappa, dopo un rapido scambio di battute con Monica, una delle mie compagne di stanza, opto per Brisbane. La mattina dopo salto su un pullman e mi rendo conto solo una volta a bordo che mi aspettano 28 ore di viaggio.

Mi sento rinata. La sensazione di poter davvero prendere e decidere su due piedi di andarmene, di non avere legami, di poter sconvolgere il mio presente mi dà una botta di adrenalina che è vita pura. Mi sento libera e finalmente di nuovo viva. Ricomincio ad apprezzare le piccole cose e a osservare il paesaggio scorrere cambiando oltre il vetro del mio finestrino.

Foreste tropicali, bananeti, campi infiniti di canna da zucchero. Le case del Queensland, case di legno, dai colori chiari, il clima caldo umido che va via via cambiando. Bush, eucalipti a perdita d’occhio, alti, bassi, intrecciati, dai tronchi snelli e diritti a volte, sinuosi in curve contorte altre. Foreste di pini, spiagge, la luce che cambia, il giorno lascia il posto all’arancio del tramonto e infine alla sera. Una luna piena, gigante, toglie un po’ d’oscurità alla notte, e bagna di una luce leggera il mare d’alberi che si stende ai lati del nastro d’asfalto sul quale scorriamo senza fermarci mai.

Dormo ranicchiata sui sedili ma non do peso a questa scomodità, sono felice, sento il luccichio rinascere dentro di me e so che ho preso la giusta direzione.

Il giorno dopo arrivo a Brisbane, respiro a pieni polmoni l’aria di questa città, e un sorriso mi accende il viso: si, ho fatto la scelta giusta.

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18 risposte a “Ritorno in Australia: difficoltà e amarezze durante la ricerca di lavoro in una farm di banane

  1. Sere non perdere mai la speranza perché è proprio quando meno te lo aspetti che dentro di te trovi una forza strana ed inaspettata che ti conduce verso una luce e una soluzione!!!con abbraccio infinito

  2. hai fatto star meglio anche me-
    la forza dell’uomo è nella capacità di cambiare… e non avere paura di farlo.
    tienici al corrente!!! ciao e in bocca al lupo!

  3. Ho letto tutto d’un fiato il tuo racconto. Grazie per averci messo a parte anche del lato buio dell’avventura australiana, soprattutto perchè raccontare è un pò come rivivere e quindi soffrire di nuovo in questo caso. Anche se al riparo nel nostro porto sicuro a volte capita anche a noi di sentirci così, inutili e lontani dagli altri e da noi stessi…ma è da lì che si riparte per cercare il nostro Sole. Basta non fermarsi. Buon viaggio Seri!

    • Simo, eh si, non fermarci mai e saperci rialzare dopo aver toccato il fondo. E mentre stavo laggiù a scavare meno male che c’erano persone come te che mi son state accanto, grazie di cuore. Buon viaggio anche a te sister!

  4. coraggio bellezza,tieni duro! toccare il fondo serve a trovar ancora più forza, e a far spendere di più la luce che ti brilla dentro…. E ricorda che a Melbourne un tetto per te c’e’,con spazio anche per le valigie 🙂
    ti abbraccio forte, in bocca al lupo

    • Grazie mille sorella riccia! 🙂 l’abbraccio l’ho sentito e lo ricambio forte e son certa che riusciremo a ribeccarci in quel di Melbourne, d’altronde ti devo almeno un caffè! Un bacione, in bocca al lupo anche a te!

  5. sei di grande esempio.A tutti capita di cadere ma non tutti sono capaci a rialzarsi..io saro’ presto a brisben e spero di poter condividere con te quattro chiacchere e un caffe’… in bocca a lupo e sono certa che crepera’ ! ! !

    • Ciao Elisa, grazie mille per le tue parole!mi sa che per il caffè dovremo rimandare, uffi, io infatti a brevissimo parto per un posto sperduto nell’entroterra del NSW per tre mesi, teniamoci in contatto che così cercheremo di recuperare più in là 🙂 un in bocca al lupo gigante per la tua avventura!

  6. A volte le scalate più dure sono quelle senza ramponi…..leggere il vissuto di questa tua esperienza e davvero emozionante ….sei una forza della natura ,non ti ferma nessuno..In bocca al lupo sorellina buona 😉

  7. Ciao … e’ la prima volta che capito sul tuo blog…
    mi ritrovo molto nelle tue sensazioni … l’Australia non e’ la terra promessa
    spero che riuscirai a trovare quello che cerchi … m soprattutto te stessa
    io vivo a Brisbane, se sei ancora qui e hai voglia possiamo incontrarci per un caffè 🙂
    ti abbraccio
    antonia

    • Ciao Antonia, scusa per la lunga attesa ma ero senza internet fino a ieri! mannaggia, sono andata via da Brisbane l’8, mi avrebbe fatto piacerissimo incontrarti; ho visto anche il tuo blog, e anch’io mi ci son ritrovata molto 🙂 Teniamoci in contatto comunque, quando ripasso da Brissie ci prendiamo senz’altro un caffè!
      un abbraccio! Serena

  8. Wow , nn so che dire, questo e’il mio secondo giorno a Innsifail, alloggio in un motel, perché tutti gli ostel, erano pieni, quindi di conseguenza, non trovo lavoro per la farm. O lasciato la tranquillità di fremantle in WA dv avevo un lavoro, dv conoscevo tutti ormai, perché il bisogno di vedere posti nuovi.. E dopo una notte passata qui, la mia visione positiva, sta mutando… Non so cosa fare….

  9. Davvero complimenti…hai riassunto i miei ultimi 2 mesi qui in OZ con una tale precisione di cui nemmeno io sarei stato capace….
    Mi trovo anch’io ancora in questa situazione priva di punti di riferimento e lo sconforto è spesso dietro l’angolo…
    Spero di poter ritrovare anch’io l’entusiasmo e la determinazione che ti hanno permesso di continuare…

  10. Ciao, chiedo scusa ma ho urgente bisogno di alcune informazioni:
    mio figlio si trova attualmente a Innisfail. Sta avendo seri problemi perché i farmer – Indiani – per i quali ha lavorato non gli forniscono le buste paga per poter conteggiare i giorni per il rinnovo del WHV. Lui alloggia presso il “Walkabout hostel” 6 Stitt St. e sembra che il gestore dell’ostello – tale John – potrebbe essere in combutta con questi farmer. Qualcuno ha notizie di casi simili? Stiamo cercando tutte le informazioni possibili per fornirle alle Autorità. Uno degli Indiani sembra si chiami Rajeev mentre l’altro è un tizio sui trenta’anni – più o meno – occhiali e barba.
    Grazie per tutto l’aiuto possibile

    • Ciao Giuseppe, mi spiace non poterti aiutare in questo senso, io personalmente non son riuscita a lavorare in quelle farm quando ero in Australia e, se non ricordo male, mentre ero a Innisfail alloggiavo in un’altra struttura; in bocca al lupo con la ricerca però, spero si sistemi tutto al più presto

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