Il Thorung La, il Mustang e l’arrivo della primavera: epilogo del giro attorno all’Annapurna

Non penso. Cammino: uno, due. Uuno, duue. Uuno, uno e mezzo, duue. Focalizzo il letto su cui mi potrò buttare una volta arrivata al rifugio. Quando arrivo allo stadio uuuunooooo, uuuuuuunooooo e meeezzooo, duuuuuuuueee mi fermo e mi guardo attorno: nevai e ghiacciai, nonostante la mia lentezza cronica guarda un po’ dove son arrivata, mi dico. I miei compagni di viaggio e i portatori sono scomparsi all’orizzonte, decisamente più veloci della sottoscritta.

Ghiacciai lungo la salita verso l'high camp

Ghiacciai lungo la salita verso l’high camp

La salita è molto ripida ma per fortuna non è molto lunga. Mentre procedo a velocità davvero ridicola mi rendo conto che c’è una sagoma nella neve che perde terreno nei miei confronti: brutto segno mi dico, e nel giro di qualche minuto la raggiungo. Si tratta di un tedesco che ansima pesantemente, mi dice di essere esausto, non ce la fa più ad andare avanti. Maledetta altitudine, gioca brutti scherzi. Nel frattempo i portatori di Toni e Kasia son già arrivati al rifugio, hanno lasciato là gli zaini e hanno deciso di fare retrofront per dare una mano a chi sta ancora salendo: non avranno avuto le ali ma al tedesco non stento a credere che siano apparsi come veri angeli! Arrivo così all’high camp, il rifugio a quota 4800mt, dove i camminamenti tra le varie casette sono scavati nella neve.

Lungo la strada verso il cielo si spalancano finalmente le porte del paradiso! Ecco l'high camp!

Lungo la strada verso il cielo si spalancano finalmente le porte del paradiso! Ecco l’high camp!

Quando entro nella sala comune la trovo piena di persone: certo non sarò sola domani a varcare il Thorung La! Non c’è acqua corrente, figuriamoci calda, non mi lavo da una settimana e ho sempre gli stessi indumenti addosso: meno male che il freddo e la lentezza limitano il sudore e tamponano la puzza, altrimenti sai che trionfo di profumi in una stanza 4 metri x 4 con tre barbari in quelle condizioni! Ceniamo con l’ultima luce del tramonto, in penombra, qui non c’è elettricità, e non c’è nemmeno una stufa con cui riscaldarci. Ma reduce dalla brutta esperienza della notte precedente penso bene di farmi riempire una borraccia con acqua bollente e d’usarla a mo’ di borsa dell’acqua calda dentro il sacco a pelo. L’idea si rivela geniale, peccato non averci pensato 24 ore prima!

La mattina la sveglia suona prestissimo, alle 4.30: apro la porta di camera e il cielo è un trionfo di stelle. Torcia frontale accesa, facciamo colazione rapidamente e siamo tra i primi a metterci in marcia. Procediamo vicini, camminando nel buio, la luce dei nostri faretti illumina a malapena per il raggio di un metro. Il cielo però si fa sempre più chiaro, scompaiono le stelle e lentamente arriva l’aurora e poi l’alba: i colori mutano rapidamente, dal rosa pallido, al bianco, al celestino, all’azzurro, al blu.

L'aurora tra le nuvole

L’aurora tra le nuvole

Si sollevano le nuvole, lasciandoci l’impressione di aver lasciato il pianeta terra per una nuova regione dello spazio, a metà strada tra la terra e il cielo, dove siamo l’unica presenza viva: rocce coperte di neve e ghiaccio, nessun animale, nessun vegetale.

Poi arrivò l'alba e con lei la luce del giorno. Camminatori procedono come formichine lungo il percorso verso il Thorung La.

Poi arrivò l’alba e con lei la luce del giorno. Camminatori procedono come formichine lungo il percorso verso il Thorung La.

L’adrenalina ci riscalda il cervello ma le mani, dio, le mani. Non ho mai sentito così tanto dolore alle mani in vita mia: aghi, una morsa che toglie la sensibilità ma lascia il dolore, non riesco nemmeno a muovere le dita tanto sono gelide. Indosso due paia di guanti e quando devo soffiarmi il naso è un’agonia: devo infatti fermarmi, togliere i guanti e allora il freddo le paralizza ancor di più, non riesco a scaldarle nemmeno rimettendo i guanti, e non posso certo tenerle in tasca visto che devono reggere i bastoncini con i quali cammino. Scattare foto è un’utopia.

Questa foto mi è quasi costata un'ustione da congelamento alle dita!

Questa foto mi è quasi costata un’ustione da congelamento alle dita!

Camminiamo verso l’azzurro sempre più intenso del cielo, lenti ma senza fermarci.

Sempre più in alto, ormai nella luce piena del giorno.

Sempre più in alto, ormai nella luce piena del giorno.

Dopo oltre quattro ore, incredula, noto la presenza di una nota di colore nel bianco accecante della neve: bandierine tibetane! Stento a credere che quello sia il passo, avevo visto delle foto su internet prima di partire e mi aspettavo di trovare una torretta in pietra con tanto di messaggio di congratulazioni e invece… invece la torretta è sepolta dalla neve! Riesco appena a leggere il nome del passo e l’altitudine ma mi basta per sentirmi al settimo cielo, mi sento improvvisamente così forte e leggera ed emozionata che fatico a contenere la gioia e scoppiano gli abbracci con chi mi ha camminato vicino in questa tappa. Agognate bandierine tibetane! Segnano il punto da cui si smette di salire, si smette di sentire che non si ha fiato, che lo zaino zavorra!

Thorung La pass: quando si dice "toccare il cielo con un dito"!

Thorung La pass: quando si dice “toccare il cielo con un dito”!

Si si si, sarà pure nascosto ma è proprio lui!!!

Si si si, sarà pure nascosto ma è proprio lui!!!

Inizia la fase due, la discesa. Basta poco per rendermi conto che non sarà meno ardua della salita. Dai 5400 metri del Thorung La Pass ai 3700 di Muktinath: 1700 metri di dislivello, ovviamente, sempre sulla mia “adorata” neve. No, io e la neve non abbiamo un bel rapporto. Io non sono una da neve. Odio il senso di instabilità che mi dà, il poggiare il piede senza certezze, senza sapere se e quanto affonderà. Per non parlare del ghiaccio che colpisce a tradimento facendomi scivolare senza appiglio. Gli occhi dopo qualche ora sono stremati nonostante usi gli occhiali da sole. Non ho mai sciato in vita mia ma posso dire di esserci andata molto vicina in questa giornata: tra i tanti stili nello scendere alla fine ho anche provato quello “strisciante”…

È stata dura questa discesa, alla fine le ginocchia facevano davvero male, ma era talmente tanta la gioia di avercela fatta quando siamo entrati a Muktinath (e talmente tanta la gioia che non si camminasse più sulla neve!) che non c’era dolore o stanchezza che avrebbero potuto togliere la scena ai festeggiamenti che ci attendevano per quella serata.

Non più neve! Ma quelle nuvole all'orizzonte non promettono nulla di buono...

Non più neve! Ma quelle nuvole all’orizzonte non promettono nulla di buono…

Siamo arrivati presto all’ostello, intorno alle due e mezza, appena in tempo per scampare la tormenta di neve che è iniziata proprio di lì a poco. E appena varcata la soglia dell’ostello “Bob Marley” ci siamo sentiti come selvaggi di ritorno alla civiltà: avevo le lacrime agli occhi per l’emozione quando ho visto una doccia (calda!!!) e una camera vera, spaziosa, con le tendine e udite udite, uno specchio! A giudicare da com’ero conciata forse era meglio senza specchio ma vabbè, se non altro ho potuto spinzettarmi i baffi in libertà!

Ingresso a Muktinath

Ingresso a Muktinath

Muktinath. L'artigianato la fa da padrone con le donne che tessono su telai a mano. Altra caratteristica di queste regione i fossili che vengono venduti ai turisti come souvenir, nella foto sono in basso a sinistra, e testimoniano la presenza del mare in questa regione milioni di anni or sono.

Muktinath. L’artigianato la fa da padrone con le donne che tessono su telai a mano. Altra caratteristica di queste regione i fossili che vengono venduti ai turisti come souvenir, nella foto sono in basso a sinistra, e testimoniano la presenza del mare in questa regione milioni di anni or sono.

Il giorno successivo abbiamo camminato in una nuova regione, il Mustang, tra i suoi villaggi con le bandiere colorate sui tetti e gli alberi spogli dove la primavera stenta ad arrivare.

Lasciamo Muktinath per dirigerci verso il Mustang

Lasciamo Muktinath per dirigerci verso il Mustang

E io che credevo non avrei più incontrato la neve...

E io che credevo non avrei più incontrato la neve…

La primavera stenta ad arrivare

La primavera stenta ad arrivare

Case tipiche dopo Muktinath, bianche, con le fascine di legna sui tetti e le bandiere tibetane al vento

Case tipiche dopo Muktinath, bianche, con le fascine di legna sui tetti e le bandiere tibetane al vento

Jharkot, un paesino famoso per la sua bellezza

Jharkot, un paesino famoso per la sua bellezza

Lasciato Jharkot inizia la via sulla nuda terra...

Lasciato Jharkot inizia la via sulla nuda terra…

Superato Jharkot, con passo decisamente più spedito, saltellante e scodinzolante nonostante lo zaino, ho seminato tutti e mi sono goduta in assoluta solitudine gli spazi immensi e l’infinito senso di libertà che permeava l’aria.

Mustang

Mustang

Un cielo azzurro-profondo-senza-nuvole su un paesaggio lunare, desertico, così essenzialmente perfetto al mio sguardo e in assoluta armonia con la mia anima. Terra, pura e semplice terra, incastonata come una pietra preziosa in una cornice di vette innevate. Terra marrone chiaro, che si fa bianca tanto da illudermi d’essere sale e gioca col verde, terra segnata da un’unica lunga strada, dello stesso colore del fiume, placido, lontano.

Giochi di colori nella terra del Mustang

Giochi di colori nella terra del Mustang

E mentre cammino, mi volto un momento per guardarmi alle spalle e osservare la strada percorsa... e mi sento in un paradiso terrestre

E mentre cammino, mi volto un momento per guardarmi alle spalle e osservare la strada percorsa… e mi sento in un paradiso terrestre

Adoro questa regione, e possibilmente ci tornerò ancora.

In lontananza il villaggio di Tiri, nella regione dell'Upper Mustang, fino a poco tempo fa ad accesso strettamente controllato

In lontananza il villaggio di Tiri, nella regione dell’Upper Mustang, fino a poco tempo fa ad accesso strettamente controllato

Libertà

Libertà

Kagbeni si svela d’improvviso dietro una curva, e le sue risaie verde acceso appaiono come un miraggio lasciandomi letteralmente di stucco.

Kagbeni

Kagbeni

Kagbeni, viaggio nel tempo

Kagbeni, viaggio nel tempo

Kagbeni, fallo multiuso :)

Kagbeni, fallo multiuso 🙂

E scendendo di quota la primavera diventa una presenza tangibile: i meli in fiore sono uno spettacolo ovunque ma qui, su questo deserto, con queste montagne all’orizzonte, beh, qui sono uno spettacolo che lascia ammutoliti.

Arriva la primavera!

Arriva la primavera!

Se c’è qualcuno lassù deve avermi pensato mentre inondava questi rami di petali, l’avrà fatto perché sapeva che i mandorli in fiore mi regalano un’emozione speciale e sapeva che quest’anno ne ho perso la fioritura nel mio paesino in Sardegna.

Ammutolita ed emozionata, adoro questi alberi in fiore

Ammutolita ed emozionata, adoro questi alberi in fiore

Sarà poi la volta di Marpha, delle sue case di mattoni bianchi, del miglior ostello di tutto il circuito non a caso chiamato “Paradise”, con una sidra eccezionale e piatti da leccarsi i baffi, tra cui un apple crumble f-e-n-o-m-e-n-a-l-e.

Case a Marpha (che dicono somigli a Lhasa...)

Case a Marpha (che dicono somigli a Lhasa…)

I giorni successivi scivolano via veloci, tra momenti in cui sembra di passeggiare tra i vicoli di un villaggio medievale,
viaggio nel tempo medioevale
e altri dove camminiamo per ore sul letto del fiume Kali Gandaki.
letto del kali gandaki
Contadini guidano i buoi trascinanti un aratro che solca lento la terra:
aratro
il lavoro fisico qui è una realtà pesante come dimostrano i carichi che sono abituati a trasportare sulle spalle queste genti.
lavori duri fieno

Camminiamo tra aranci in fiore, un profumo che mi riporta subito a casa. A Tatopani raggiungiamo il punto più basso da quando abbiamo superato il passo, 1200 metri, e ci godiamo un bagno alle sorgenti d’acqua calda, che rilassa completamente i muscoli e ci prepara per i seguenti due giorni e la salita verso Poon Hill, a 3200. Attraversiamo così bananeti e fiori tropicali fino a raggiungere una vera e propria foresta di rododendri prima di entrare a Ghorepani.

banani

casetta

risaie

fiori rossi

una scala trafficata

rododendri e me

La mattina ci alziamo prestissimo per essere a Poon Hill prima dell’alba, ci aspettiamo una vista spettacolare da questo punto panoramico da cui si possono vedere diverse vette himalayane (tra cui Annapurna South, Annnapurna I, Machhapuchhre) ma veniamo deluse: la foschia e le nuvole oggi non si sollevano e la vista spettacolare si limita a un intravvedere per circa 30 secondi la sagoma del Machhapuchhre.

poon hill alba

Vabbè dai, in questo viaggio montagne ne ho viste abbastanza. Me ne vado a Pokhara a godermi qualche giorno di relax in riva al lago.

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4 risposte a “Il Thorung La, il Mustang e l’arrivo della primavera: epilogo del giro attorno all’Annapurna

  1. Ho letto la tua avventura col fiato sospeso, mi sono emozionata e ho sofferto con te, mi sono immersa attraverso le immagini nei colori e negli umori di quelle montagne…ho provato una sana invidia per questa straordinaria e affascinante avventura! Grazie Seri per avercela raccontata così come l’hai vissuta trasmettendo quello che hai provato anche a noi, così comodi e anestetizzati dalla routine, abbiamo bisogno di gente come te…Continua così :-))

  2. “saltellante e scodinzolante nonostante lo zaino”
    a parte la facile battuta: “non sapevo avessi la coda”… anche se non avevi la coda, ti ho “vista” scodinzolare!!! grande… e grazie!

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