I nomadi non possiedono né le cose né le persone: goodbye Silvia!

Guardo Jessie che si acquatta e avanza lenta, quasi felina, col muso teso verso uno stormo di pappagalli che se ne stanno intenti a becchettare il prato ingiallito dal torrido sole di alcuni giorni fa, pronta a sfrecciare a velocità incredibili per cercare di acchiappare quei volatili che non raggiungerà mai, e che, nonostante tutto, si diverte a rincorrere.

Mi trovo nel parco che per primo ho visitato in questa fetta di pianeta, Johnson Park; un parco di quartiere, piccolo per gli standard australiani, pieno di bambini e famiglie che si godono questo 22 gennaio primaverile-estivo. Siedo sotto un enorme cappello aghiforme (che sarà, un pino? un larice forse?), che ricama il cielo proteggendomi dalla violenza dei raggi solari australiani, e inspiro a pieni polmoni quest’aria mite, sorridendo soddisfatta del mio cambio di vita che non smette di regalarmi il bene per me più prezioso: il tempo, tempo per me, tempo con me.

Intrecci

Intrecci

Le bambine sono partite in vacanza a Perth sabato scorso col padre e io ne approfitto per fare da dog sitter e house sitter a una famiglia di vicini che ha deciso di partire in vacanza questa settimana, unendo quindi l’utile di qualche soldo in tasca in più al diletto di avere una magnifica casa tutta per me e una cagnolona nera, allegra e affettuosa che mi accompagna nelle mie giornaliere passeggiate nei parchi.

La strada verso la luna

Ieri ho salutato Silvia, la ragazza che avevo conosciuto grazie a quest’articolo su voglioviverecosì, alla quale nel giugno scorso avevo mandato un’email per testimoniare la mia stima e la mia voglia di partire per l’Australia sulla scia di quello stesso bisogno che animava i suoi viaggi: la curiosità, l’irrefrenabile voglia di conoscere il mondo e toccarlo con le proprie mani, il cuore zingaro. Ci siamo conosciute personalmente dopo quasi tre mesi dal mio arrivo a Melbourne (casualmente era anche lei qui) e ne è nata una bella amicizia, fatta di chiacchierate davanti a un caffè o una birra, passeggiate, esplorazioni di mercati e quartieri vari, e tagli di capelli. Da Silvia penso di aver assorbito una grande lezione: la capacità di vivere il presente, di non lasciarsi andare alla malinconia per ciò che non ci sarà più, lo sguardo allegro che punta sempre verso nuove entusiasmanti avventure. Ci siamo salutate ieri sera, a Fairfield station, ancora una volta un treno che porta via qualcuno che mi è caro e che non so se e quando rivedrò: eppure stavolta ho vissuto diversamente questa partenza, certo una punta di malinconia l’ho avvertita ma è stata come la puntura di un’ago che entra ed esce veloce, senza lasciare traccia né dolore. Non c’è spazio per inutili drammatismi in questa vita nomade che abbiamo scelto, quando ci si conosce si sa che si starà assieme solo fino al prossimo volo, che la distanza fisica è un limite facilmente superabile se c’è la volontà di rimanere in contatto con un’email ogni tanto.

Darci un taglio

Ho tagliato i capelli -è la prima volta che li porto corti in vita mia- e per me è stato anche un taglio simbolico: un taglio con quel lato pesante di me che voglio limare, fatto di dipendenza ed eccessiva sensibilità, di subordinazione al piacere e alla volere degli altri prima che alla mia volontà. Uno dei miei obiettivi è imparare a staccarmi da tutto, per dimenticare il possesso e imparare l’abbandono e uno dei punti forti di questo stile di vita sta nell’esercitarsi a non possedere, sia materialmente -dovendosi muovere frequentemente non bisogna appesantire i bagagli ed è catartica la sensazione che si avverte quando prima di lasciare una città si finisce di regalare le poche cose che si erano comprate a conoscenti e amici che restano- ma non solo, si impara anche a non possedere le anime altrui, le persone: si impara a non esigere la loro presenza ma a ringraziarle per averci regalato dei momenti di condivisione, si impara a non rattristarsi per il fatto che i momenti vissuti assieme non saranno più riproponibili e che le emozioni che ci hanno regalato non torneranno, si accetta questo stato di mutamento continuo con la fiducia in un futuro rincontro e l’augurio sincero per la felicità altrui. Devo camminare ancora a lungo per migliorarmi, ho tantissima strada da fare ancora, ma almeno sento che mi sto muovendo nella giusta direzione.

La capacità di stare da soli è la capacità di amare. Può apparirti paradossale, ma non lo è. E’ una verità esistenziale: solo le persone in grado di stare da sole sono capaci di amare, di condividere, di toccare il nucleo più intimo dell’altra persona, senza possederla, senza diventare dipendenti dall’altro, senza ridurla a un oggetto e senza diventarne assuefatti. Le riconoscono libertà assoluta, perché sanno che se l’altro se ne va saranno felici come lo sono adesso: l’altro non può privarli della loro felicità, perché non è da lui che arriva.

Osho

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