La mia vita è una via di sassi sul fiume

C’è un sentiero largo e chiaro che costeggia il fiume.

Ci cammino per anni, seguo le orme delle suole delle scarpe altrui.

Seguo le frecce, seguo le tappe.

Non so chi abbia deciso quest’itinerario ma non m’importa, sto comunque camminando e so dove mi porterà questa strada.

Cammino, il fiume al mio lato.

È un fiume larghissimo.

Mi chiama. Cattura il mio sguardo.

Cerco di ignorarlo ma lui resta lì.

Un giorno mi fermo, lascio il sentiero e mi dirigo verso l’acqua.

Arrivo sul ciglio del fiume.

Osservo il suo corso e sollevo lo sguardo verso la riva opposta: è talmente largo che non riesco a scorgerla.

Non la vedo, ma so che c’è.

 

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Mi piacerebbe attraversarlo ma non c’è un ponte.

Vedo dei sassi affiorare dall’acqua, sparsi qua e là, meteore disordinate piovute dal cielo.

Se vorrò attraversalo dovrò saltare da una pietra all’altra.

Prima di muovere il primo passo non so unire con una linea i sassi che mi porteranno dall’altra parte: non è possibile prevederlo mentre sto sulla riva, molti sono poco visibili o ancora invisibili.

Non posso sapere prima di partire quali saranno i sassi su cui poggerò i piedi.

Salto sulla prima pietra, oscillo incerta, mi stabilizzo un po’, do un’occhiata intorno e decido quale sarà la mia prossima meta. Destra o sinistra? Ma si, vada per quella a sinistra. Un piccolo balzo, con un briciolo di paura e d’incertezza nel cuore, e ci sono sopra.

Vado di pietra in pietra, mi fermo e mi guardo indietro. Vedo il cammino che mi ha portato fin qui e sorrido. Volgo di nuovo lo sguardo in avanti e proseguo con meno paura.

Ogni pietra su cui atterro mi insegna qualcosa: prima di muovere il passo successivo avrò messo qualcosa nel bagaglio di esperienza che mi porto dietro, bagaglio che anziché appesantirmi mi alleggerisce a ogni nuovo passo.

Ogni pietra è un’isola, diversa da quelle precedenti, quando più e quando meno. Arrivo incerta, mi serve del tempo per assestarmi, oscillo e infine trovo il mio equilibrio.

Più salto e più prendo confidenza col mio baricentro, e quella fase di fastidiosa oscillazione dura sempre di meno.

A volte non so proprio che pietra scegliere, sono entrambe così allettanti che mi piange il cuore a rinunciare a una. Tiro una monetina, testa o croce.

A volte mi sembra di non scorgere nessuna pietra davanti a me: sono i momenti peggiori in cui mi chiedo come potrò proseguire. Ma so che non ho sbagliato strada: ho costruito io questo percorso. Aspetto una notte intera, mi guardo dietro e guardo avanti per capire dove andare.

So che la pietra c’è, devo allenare il mio sguardo a trovarla. Devo avere fede.

Ecco, finalmente intravedo qualcosa: a pelo d’acqua, quasi invisibile ma c’è e mi permette di avanzare ancora.

Questa è la mia vita: non un sentiero tracciato, ma una via di sassi su un fiume.

 DSCN4819

 

Spesso sono stanca di questo esercizio continuo e vorrei riposare.

Tornare indietro e adagiarmi sulla riva che ho lasciato. Spesso mi chiedo perché voglio guadare queste acque se non so com’è la riva oltre l’orizzonte.

Tutta questa fatica per arrivare a una riva che non so com’è, che non intravedo nemmeno, magari ad aspettarmi ci sarà una landa desolata.

Ma vado avanti perché ciò che importa è il viaggio, i sassi su cui ho poggiato i piedi. Loro faranno di me una persona migliore e mi permetteranno di arrivare a quell’altra riva cresciuta.

Non importa se quella riva sarà peggiore, ciò che conta è che io ci arriverò migliore.

Seguendo il sentiero non avrei imparato davvero, non avrei scoperto.

Non avrei vissuto.

E io amo vivere, anche se questo significa prendersi il rischio di scivolare nel fiume.

 

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