Cosa vuol dire crescere

Essere un au pair non vuol dire fare la baby sitter, spero che la differenza sia chiara a chi si lancia in quest’avventura. Fare l’au pair significa entrare a far parte di una famiglia e farsi carico dei lati positivi e negativi di questo nuovo status.

Iniziamo da quelli negativi: si perde infatti quasi subito quell’aura di rispetto che le bambine mostrano nei confronti degli estranei. Col tempo la confidenza aumenta e i bambini perderanno soggezione mostrandosi così per quello che sono davvero: il comportamento nei confronti della tata sarà lo stesso che riservano alle loro madri, questo significa che i capricci e i pianti cresceranno esponenzialmente col tempo. Chi conosce i bambini sa quanto siano egoisti e quante attenzioni richiedano: non accettano distrazioni, non accettano che tu sia impegnata con qualcos’altro, pretendono dedizione assoluta. Alla lunga questo ti consuma le energie. E più si da, più pretendono. A volte sono terribilmente sinceri, ingrati, talvolta quasi cattivi e poco generosi. Quando sono annoiati diventano intrattabili, non accettano critiche, sono estremamente sensibili.

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Avere a che fare con tre bambine significa dover spesso gestire le loro liti, capire perché di punto in bianco iniziano a tirarsi calci, fare da mediatrice, scegliere chi consolare e chi accontentare quando ti chiedono contemporaneamente tre cose diverse e inconciliabili tra loro. E gestire i capricci e i rifiuti quando non si ha totale padronanza della lingua fa sommare frustrazione a perdita di pazienza, un mix esplosivo se non si riesce a gestire lo stress evitando di eruttare rabbia come vulcani. E con i bambini MAI e dico MAI perdere la pazienza e lasciarsi andare ad esplosioni di rabbia: la situazione precipiterà in un baratro senza uscita provocando in loro uno shock e facendovi perdere tutta la fiducia faticosamente guadagnata nel tempo (la fiducia loro e la vostra fiducia in voi stesse).

Essere adulti significa proprio questo: superare quella fase, non lasciarsi andare all’ira, essere superiori e distaccati rispetto a ciò che succede, essere arbitri e non giocatori. Autocontrollo: per niente semplice ma è così che si comporta un vero adulto.

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Ovviamente i bambini non sono solo questo, sono anche esserini dolci e teneri, quando ti abbracciano ti stringono forte e sanno farti sentire la persona più importante al mondo, sono divertenti e buffi, sono innocenti, sono capaci di vedere ovunque magia e meraviglia, per loro ogni esperienza è nuova, spalancano gli occhi davanti a un fiore o a un animale, si emozionano per un viaggio in autobus, ascoltano rapiti le fiabe che leggi la notte e sognano di fate e folletti. La loro massima ambizione è una caramella o un gelato, sanno dare vita a ciò che è inanimato, hanno una fantasia e una carica vitale senza limiti. Sono esseri allegri di natura.

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E così da quest’esperienza ho imparato che anche loro, come tutte gli esseri viventi e la vita stessa, sono fatti di lati A e lati B. Imparare ad accettare questo dualismo ed il peso del rovescio della medaglia non è semplice, d’altronde si tende sempre e solo a parlare degli highligths nelle esperienze che si fanno, tralasciando -volontariamente o meno- l’analisi dei momenti down.

Vivere in questa nuova famiglia mi ha insegnato a non parlare più con leggerezza e superficialità dei bambini e a prendere consapevolezza di quali siano le qualità che vorrei mantenere della me di tanti anni fa e quelle che invece vorrei superare (perché ahimè, in tante cose sono ancora bambina).

Crescere è sopratutto questo, non si tratta di diventare più alti e cambiare le proprie forme e i propri interessi, crescere non è accantonare i giocattoli in soffitta, crescere è superare gli scatti d’ira, l’egoismo, la dipendenza, la mancanza di rispetto, la gelosia, l’avarizia, l’ingratitudine, l’ipersensibilità e conservare invece la dolcezza, l’energia e voglia di vivere, il sorriso, l’assenza di malizia, la capacità di emozionarsi, di sognare, di vedere ciò che è invisibile agli occhi. Questo è l’obiettivo della mia crescita personale.

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Vorrei riacquistare quello sguardo estasiato che i bambini hanno quando entrano in un negozio di giocattoli: il nostro io adulto ormai ci vede solo quintali di plastica sbriluccicante, ci lasciano indifferenti i peluche o le bambole, i trenini e le macchinine. Semplicemente per noi non sono utili, non ci troviamo più nessun senso. E dire che molto o poco tempo fa quello è stato il paradiso anche per noi, poter vagare tra quegli scaffali ci faceva volare. Avere uno di quei giocattoli, toccare il cielo con un dito. I bambini vedono al di là dell’oggetto, danno caratteristiche umane a qualsiasi cosa e così costruiscono la loro realtà non accontentandosi di ciò che l’adulta e piatta quotidianità gli offre.

Vorrei conservare una parte della me bambina, quella creativa, esploratrice, quella che vede una realtà profonda e piena di pieghe, intrisa di magia e sentimento. Vorrei mantenere uno sguardo innamorato, perché amo la vita, e vorrei che nelle mie iridi non smettesse di brillare una luce che si infiammi a ogni nuova scoperta. Per i bambini la vita è bella in quanto è esplorazione, ogni giorno imparano qualcosa di nuovo. Vivono nel presente, non hanno ancora acquisito il concetto di passato e futuro, senza preoccupazioni, senza timori, si affidano con gioia alla vita. Vorrei che fosse così anche per me.

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Ecco perché mi piace vivere in viaggio: perché solo così mi sento davvero viva, solo vivendo nuovi luoghi e nuove esperienze, solo sfidandomi e rimettendomi in gioco in campi sconosciuti sento l’aria riempirmi i polmoni e lo sguardo alzarsi fiero dal suolo per puntare dritto verso l’orizzonte.

 

È bene ricordare che la saggezza degli uomini è follia davanti a Dio. Se ascolteremo il bambino che abbiamo nell’anima, i nostri occhi torneranno a brillare. Se non perderemo il contatto con questo bimbo, non smarriremo il contatto con la vita.

-Paulo Coelho-

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3 risposte a “Cosa vuol dire crescere

  1. “I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta” – il Piccolo Principe –

    Si, Serena diventare adulti vuol dire anche non perdere mai la visione che i bambini hanno del mondo e delle persone: pura, vera, non mediata, talvolta cattiva, ma genuina.

    ….e i bambini , se siamo capaci di ascoltarli e guardarli attentamente hanno molto da insegnarci.

    ciao Serena, buona continuazione

    • si hai ragione,è bellissimo che abbiano una visione del mondo non filtrata attraverso i nostri schemi.. una delle cose che “invidio” ai bambini è la loro purezza, il fatto che non siano ancora stati contaminati da nessun modello: sono loro stessi al 100%, senza finzioni.. un abbraccio Vilma, grazie!

  2. Bellissima analisi!
    Penso che il rapporto bambino-adulto aiuti a crescere più l’adulto che il bambino. Anzi occorrerebbe tener lontani i bambini dalla maggior parte dei valori e degli ideali che pervadono l’attuale società adulta…
    come diceva Gaber “…non insegnate ai bambini…”.

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