Madri e figli

Piove a Melbourne in questa notte d’estate, sento il rumore delle gocce sul tetto, il boato dei tuoni che fa tremare i vetri.

Seduta su un letto bianco, penso. Incrocio le gambe, prendo il pc e scrivo.

Ricordo un giorno lontano di tanti anni fa, al liceo: seduta sul prato insieme ad alcuni compagni di classe e a un professore che avrà avuto si e no un sessantacinque anni. Si parlava di genitori e figli. “Non c’è gesto più egoista al mondo del mettere al mondo un figlio”: parole forti le sue che mi scottarono allora, che ho covato dentro per tanti anni, che hanno riposato e son riaffiorate costantemente, come maree. Parole con cui mi son trovata in accordo e disaccordo, che mi hanno costretto a riflettere e continuano instancabili a tormentarmi.

Io son figlia, non madre. Ma l’esperienza che sto vivendo in questa famiglia australiana mi ha aperto gli occhi su un’altra prospettiva.

Non credo esista condizione più difficile dell’essere madre. Non c’è mestiere né esperienza di vita più forte. Una madre, una buona madre, è l’antitesi dell’egoismo.

Ma chi te lo fa fare a mettere al mondo un essere umano, dedicarti a lui, crescerlo spiritualmente e materialmente per poi ricevere in cambio ingratitudine e dolori?

Nemmeno ricordiamo gli anni in cui da bambini abbiamo succhiato ogni secondo della vita di nostra madre, chiedendole continuamente attenzione, pretendendo da lei che fosse perfetta ogni momento, non ricordiamo quante volte i nostri capricci e pianti insensati son arrivati nonostante lei avesse fatto del suo meglio, quanta pazienza e amore abbia dovuto avere per sopportarci e passare sopra alla nostra maleducazione e ostilità. Quanta pazienza, quanto lavoro non riconosciuto, quanto impegno tante volte sprecato, quanta difficoltà a dire quei “no”, quante riflessioni dietro ognuno di loro, per cercare di crescerti nel miglior modo possibile, di lasciarti dentro un’educazione chiara e forte. Quanta attenzione, quanta energia riversata su quel figlio.

Quanta voglia di farlo felice. Quanti sensi di colpa per gli errori commessi, quante lacrime inghiottite, quanta rabbia per quelle che non si è riusciti a nascondergli.

Tutto per tuo figlio.

Che cresce, e un giorno, parte. Svuotando la casa della sua voce, del rumore dei suoi passi. Parte leggero e ti lascia sola a reinventarti una nuova vita e una nuova scala di priorità, pretendendo che tu sia felice. E lo sei, certo che lo sei, dannazione, sei una madre, non puoi non esser felice se lui lo è.

Ma hai vissuto gli ultimi vent’anni della tua vita facendo delle scelte in gran parte dettate dalla presenza di quel nuovo essere umano, che ha cambiato le tue abitudini ed orari, le tue voci di spesa, la tua casa, te stessa. Ha influito pesantemente sulle tue scelte di vita.

Non rinfacci niente, l’hai fatto con gioia, e la sua compagnia ti ha ripagato di tutto.

Ci si sente soli e abbandonati, è inutile negarlo, anche se non dovrebbe essere così. Perché non è intenzione di tuo figlio abbandonarti, né il suo atto può essere considerato egoista, ha semplicemente seguito la sua strada. L’egoismo sta nell’obbligare gli altri a fare ciò che noi vogliamo e non nel seguire la nostra vocazione.

Mia madre mi dice “Mi manchi” ogni volta che ci sentiamo. Mi dice “Ti penso ogni giorno”. Mi ha sorpreso quando le ho chiesto perché non volesse venire a trovarmi qui. “Perché poi ti dovrò salutare e lasciare un’altra volta” mi ha detto.

Ritornano alla mente le note di “In bianco e nero” di Carmen Consoli, penso a quante volte l’ho sentita vera, da figlia.

Il temporale sembra passato, resta l’eco del silenzio dopo la pioggia. Il silenzio dopo il chiasso fa sempre molto rumore. Come un figlio che se ne va.

Annunci

2 risposte a “Madri e figli

  1. tutto giusto, tutto vero.
    Da madre con figlio lontano sottoscrivo i tuoi pensieri.

    Io però, all’invito di mio figlio di andarlo a trovare, risponderò positivamente.
    Sarà anche in quell’occasione che ,ritengo, verrà rafforzato il nostro ruolo riconoscendo lo status definitivo di adulto ad un figlio che ospita i genitori nella sua casa, introducendoli nella vita che si sta costruendo lontano dalla casa in cui ha abitato fino a pochi giorni fa.
    Ma ognuno deve fare i passi che si sente di fare

    Del resto lasciare la famiglia di origine l’abbiamo fatto più o meno tutti noi , ora genitori, e ora lo vediamo ripetersi coi nostri figli e sappiamo che,si, è un abbandono, ma non è certo un disconoscere chi ci ha allevati.

    Tanti auguri Serena cara, i tuoi pensieri mi fanno comunque sempre riflettere

    un abbraccio, Vilma

  2. Tu non potevi sapere… eppure proprio oggi anche qui pioveva a dirotto e una madre diceva addio per sempre a suo figlio. La vita a volte è fatta di strane coincidenze…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...