Zucche, Goodbye, Cani, Canguri e Sardegna

 

Quest’ultimo mese è volato via senza che abbia avuto tempo di scrivere e per questo raccolgo in questo post cinque tra le vicende che mi piacerebbe ricordare in futuro.

 

C’è stato Halloween, l’attesa impaziente delle bambine per l’arrivo della serata in cui intagliare la zucca, il truccarle da streghette con tanto di ragni e ragnatele per il barbecue in maschera del pomeriggio e al calar della sera il trick-or-treating (dolcetto o scherzetto) per le case del quartiere di Alphington, seguendo uno sciame di venti bambini assatanati per qualsiasi cibo con una percentuale di zuccheri semplici che fosse almeno del 90%.

 

C’è stato il rincontrare Bety per caso a un anno di distanza dal nostro “hasta luego” in quel di Gijon (città spagnola lungo il Camino del norte): abbiamo passato una sola settimana camminando assieme lo scorso settembre ma il Camino è qualcosa di speciale, annoda le vite in modo unico e quei sette giorni son bastati a tenerci unite nonostante un anno di silenzio e lontananza. Devo ringraziare facebook in questo caso, nonostante tante volte l’abbia criticato e abbia pensato di cancellare il mio account devo ammettere che in questo caso in concreto se lei non avesse notato una mia foto con lo skyline dei grattacieli di Melbourne sullo sfondo non avrebbe mai saputo che anch’io ero in Australia e sarebbe passata da Melbourne senza scrivermi una breve email per capire dove mi trovassi. Incontrarla qua è stata un’emozione speciale, parlare spagnolo, quella musicalità, ahi dios mio, cuanto lo echo de menos! Avere accanto una persona affine, poter finalmente dialogare come non mi succedeva da tempo, ricordare il camino, raccontarle di me e sapere del suo cambio di vita e carriera… una valanga di calore umano che mi ha stretto il cuore in una morsa quando ci siamo dette “Goodbye” a Melbourne Central Station, senza sapere se ci rivedremo mai più e quando succederà ancora. È stata la prima persona cui ho detto addio da quando son qui e la fitta di dolore è stata forte, vederla partire mi ha fatto sentire sola, terribilmente distante dall’Europa, dal poter decidere di prendere un volo Ryanair e passare un weekend a Barcellona da lei.

 

Ma qui ho anche imparato che il dolore e la solitudine si curano e sconfiggono guardando avanti e focalizzandosi sulla quotidianità.

 

E così supero la tristezza pensando al cane cui farò da dogsitter i giorni successivi, a questa nuova piccola grande esperienza.

 

Il cane è in realtà una cagnolina, Jessie: bella, nera, allegra e affettuosa. Mi son occupata di lei per quattro giorni dandole da mangiare e portandola a passeggio, anche se sarebbe meglio dire a correre, visto che non riusciva certo a contenere la sua travolgente energia in un’andatura calma. È stato fantastico sguinzagliarla e vederla sfrecciare libera a Fairfield Park, una saetta impazzita a caccia di uccelli e farfalle, nuotare nel fiume, sentire che rispondeva ubbidiente al mio richiamo, che mi dava la zampa e a suo modo cercava di dimostrarmi affetto. La famiglia che mi ha chiesto di prendermene cura per un lungo fine settimana è la stessa per cui farò da housesitter per due settimane a Gennaio: già mi pregusto la casa (e che casa!) tutta per me dove trovare tranquillità e una cucina da sfruttare per organizzare qualche cena tra amici.

 

Prima o poi dovrò infatti ricambiare gli inviti ricevuti tra cui quello a casa di Rhonda dove ho assaporato per la prima volta la carne di canguro (per niente dal sapore deciso come invece avevo sentito dire un po’ ovunque -niente a che vedere col nostro cinghiale tanto per intenderci- è una carne tenera e molto magra, che va cotta velocemente e mangiata al sangue onde evitare di mettere sotto i denti una suola), i broccoli cinesi (sapore simile a quello dei broccoli ma forma diversa, ottimi conditi con la salsa di soia) e il mango (eh si, sono un caso raro, non avevo mai assaggiato un mango in vita mia), e concludere così in bellezza un brillante pomeriggio passato a percorrere il lungomare tra i quartieri di St. Kilda e Brighton, sotto un sole dolce e un clima oramai quasi estivo.

 

 

L’ultima emozione che riservo a questo post è legata a “Sardinian rhapsody“, un articolo così intitolato e pubblicato su un quotidiano australiano che la mia vicina di casa (per i cui bambini faccio talvolta da babysitter il finesettimana) mi ha segnalato entusiasta due settimane fa: è stato incredibile leggere di Santu Lussurgiu, Santa Caterina di Pittinuri e Tharros a 16000 km di distanza!

 

L’articolo si riferiva a un cammino che segue gli antichi sentieri dei pastori e che si snoda lungo la costa occidentale sarda: non ne avevo mai sentito parlare, ma a quanto pare (e non stento a crederlo) è magnifico a livello paesaggistico, culturale e gastronomico: mi son illuminata a leggere di bottarga, proprio il giorno prima provavo a spiegare a Sharon di cosa si trattasse e di come andasse a nozze coi carciofi!

 

Leggendo si son rincorsi nella mia mente flash di ricordi relativi a ognuno di quei luoghi e alle persone con cui li ho conosciuti che già da soli sarebbero bastati a soddisfare il fabbisogno emotivo giornaliero. Ma si sa quanto noi sardi sentiamo forte l’appartenenza alla nostra terra, soprattutto quando ne siamo lontani, e così non potevo non sentire l’effetto dello strano sortilegio che cade su ogni sardo che si allontana dall’isola, con una punta di nostalgia e il desiderio di farmi coccolare ancora una volta dalla sua durezza.

 

Il mio rapporto con la Sardegna è controverso, è difficile spiegare perché sento che resterà sempre e comunque il posto migliore al mondo nonostante la sfugga continuamente e non riesca a restare nella sua culla per più di poche settimane di fila. Non c’è per me una terra più vera, una terra nella quale mi riconosco di più, un’identità della quale vado più orgogliosa. È un misto di amore e odio, adoro la mia isola e la elogio quando ne son lontana, ma mi ci sento soffocare come ad Alcatraz quando vi ritorno.

 

Non so se un giorno saprò ritornarvi con l’animo in pace, se saprò abitarla e superare la sensazione di opprimente chiusura che mi trasmette attualmente, ciò che so è che non posso lasciarmela indifferentemente alle spalle e che continuerò a sventolare orgogliosa la sua bandiera qualunque sia il paese nel quale mi troverò a vivere.

 

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4 risposte a “Zucche, Goodbye, Cani, Canguri e Sardegna

  1. Grazie Seri per i tuoi racconti, e le tue foto!!!è come esserci un pò anche noi lì con te. Bè riguardo all’ultima parte credo che molti sardi potrebbero riconoscersi nelle tue parole…è proprio vero, più la fuggiamo più capiamo che ce l’abbiamo marchiata a fuoco sulla pelle del cuore!!!

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