Riflessioni di Miss Peter Pan

Non basta cambiare continente per cambiare dentro, per essere sicuri di essere sulla strada giusta e non ricommettere i soliti errori. Essere dall’altra parte del mondo non mette al riparo da eventuali ricadute nei binari da cui son voluta uscire con la mia partenza: anche qui le lusinghe della comoda comfort zone si insinuano e mi riconducono per la via più affollata senza che me ne renda conto.

Come succedeva anche alle nostre latitudini la domanda preferita delle persone che incontro riguarda i miei trascorsi accademici e i miei piani per il futuro. La mia laurea in medicina in un paese come l’Australia sembra aver ancor più prestigio visto che c’è carenza di personale sanitario e si può infatti ottenere un visto lavorativo molto più facilmente se si appartiene a questa categoria.

E così ci stavo ricascando: risucchiata nella spirale ossessiva di pensieri sul futuro, sul lavoro che vorrò fare, su eventuali master, su come sfruttare la mia laurea, sul “Non farò il medico clinico ma magari potrei pensare a una specializzazione in Salute Pubblica, Epidemiologia, Promozione della salute”, mi son lasciata sopraffare dall’angoscia di dover scegliere tra pochi canali, inghiottendo silenziosamente l’idea che un giorno dovrò sacrificare il mio tempo per il lavoro e godere dei viaggi nelle ore d’aria libera.

Poi mi son fermata, mi son guardata allo specchio: dov’è ilsorriso? Dov’è il luccichio di gioia negli occhi?

Spariti.

C’è qualcosa che non va,non è questo quello che volevo.

Non è forse da questo che mi son allontanata? Non ho forse deciso di prendermi un periodo di vita vera? Non ho forse deciso di testarmi sul nuovo terreno del “no planning”? Non ho forse deciso che questa partenza aveva la connotazione dell’uscita dai soliti schemi di vita che pretendono di programmarla fino all’ultimo respiro?

Non ho forse deciso che quest’esperienza -a cui non ho voluto porre limiti di durata- sarebbe stata soprattutto un cambiare attitudine? Lanciarmi in nuove esperienze e con con questo intendo imparare nuove cose, provare i lavori più diversi, conoscere nuovi luoghi? Non smettere mai di interrogarmi e di ascoltarmi, vivere in comunicazione con me stessa?

Mi son invece persa tra le vecchie preoccupazioni e l’angoscia per il futuro.

Ha di certo giocato un ruolo importante anche la notizia che il mio titolo di laurea in medicina e chirurgia italiano è stato omologato a quello spagnolo e che quindi -se volessi- avrei la via spianata verso una specializzazione retribuita in questo paese (la tassa d’iscrizione all’accademia, bella salata, è stata già pagata). Se volessi potrei tornare a Madrid domani, mi aspettano a braccia aperte.

 

Ma non è questo quello che voglio e per non cedere alle sirenedel denaro, degli affetti e delle comodità tengo a mente che la vita è breve, che sono cenere precariamente incollata, che la falce della signora incappucciata è sempre dietro l’angolo. Questo mi motiva a perseguire i miei sogni.

Mi son allontanata da tutto ciò che ho sempre conosciuto e da tutte le persone care proprio per evitare la loro influenza e scegliere indipendentemente dai loro consigli e pareri, per quanto vengano dati amorevolmente e in buona fede.

Mi son allontanata perché son convinta che si possa vivere in tanti modi diversi e voglio scoprirne quanti più possibile prima di indirizzarmi verso qualcuno (se mai lo farò): perché se deciderò che avrà ragione chi mi esortava a tornare ai vecchi binari abbandonati, voglio farlo con la consapevolezza che gli sto davvero scegliendo, che non mi ci hanno messo gli altri e che so a cos’altro sto rinunciando.

Sharon mi lusinga proponendomi di restare a lavorare per loro a Melbourne per tutta la durata del mio visto, un altro anno e mezzo, mi tenta dicendomi che tra qualche mese le bambine andranno tutte e tre a scuola dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 3.30 e il lavoro diventerà molto più leggero. Potrei addirittura fare un doppio lavoro, quello con loro e un altro che mi occupi durante le mattine e avere tutte le sere libere. Potrei stare ancora a lungo in questa magnifica città, metter da parte tanti bei soldini e gettare le basi per l’ottenimento di un visto lavorativo permanente, cercando di mettere radici qui.

Ma si tratterebbe di stare ferma, e non è per questo che son venuta a stare in Australia, non è per questo che ho lasciato casa. Son partita per viaggiare e conoscere posti nuovi, per provare uno stile di vita itinerante.

Non è per niente semplice cambiare il proprio modo di vivere e passare da una vita totalmente programmata a una vita senza routine e senza calendari. Senza posti fissi, entrate e uscite calcolate, vita stabile.

Non basta salire su un aereo per cambiare: partire è l’azione più semplice; è scegliere quotidianamente di restare fedeli ai propri principi ad esser difficile. Si tratta di lottare continuamente perché si va controcorrente e a nuotare in queste condizioni ci si stanca facilmente.

È difficile e stancante perché davanti si ha solo l’ignoto con il suo al contempo entusiasmante ed opprimente ventaglio di bivi e possibilità. È difficile perché si tratta di confrontarsi ogni giorno con qualcosa di nuovo e le novità sono fonte di stress, ci costringono a pensare, non si può semplicemente reagire come invece facciamo nel 80% del tempo nelle nostre vite ordinarie.

Ma è per questo che son qua, è la sfida a farmi sentire viva.

Decido di lasciar perdere l’assillo di quell’eterna e insoluta domanda che tutti gli adulti pongono ai bambini -“Che cosa vuoi fare da grande?“- e decido di cercare di costruire la mia vita giorno per giorno, mettendo faticosamente su un mattone dopo l’altro e rifiutando gentilmente di entrare nella prima casa che trovo.

E a chi mi dice che son una Peter Pan rispondo che sì, è vero, mi piace volare e volare alto.

Se poi cadrò e mi farò male, beh, peggio per me.

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5 risposte a “Riflessioni di Miss Peter Pan

  1. Leggerti è cibo per l’anima…mi fa staccare i piedi da terra e guardare dall’alto la mia piccola, minuscola vita. Troppo spesso ci accontentiamo, non pretendiamo di più da noi stessi e dalla vita, preferiamo rinchiudere i sogni in un luogo buio per non vederli e alzare il volume per non sentirli mentre bussano alla porta del cuore.
    Grazie Seri per ricordarci che siamo e possiamo essere molto molto di più di quanto il mondo ci fa credere, che vivere è la sfida più entusiasmante, è camminare quando si può star seduti, è correre quando si può camminare, è volare quando si può correre…
    Ma solo chi ha uno spirito davvero libero, come il tuo, può volare leggero sempre più in alto!

    • Grazie Simo, il tuo commento mi ha inumidito gli occhi… sei parte di me e della mia vita, la parte più certa e più forte perchè sei chi c’è sempre stata e sempre ci sarà… sei fonte d’ispirazione ed esempio di umiltà e generosità sconfinata… e non posso certo racchiuderti nelle poche parole di questo commento.. ma è con queste parole che ti stringo e ti dico che la tua non è certo una vita piccola e che tu vali molto di più di quanto immagini.. un abbraccio Agnol!

  2. ” La vera felicità dell’uomo sta nell’accontentarsi. Chi sia insoddisfatto, per quanto possieda, diventa schiavo dei suoi desideri.” Mahatma Gandhi

    Le “nostre piccole vite ordinarie” spesso sono frutto di voli all’altezza che riusciamo a fare con le ali che abbiamo a disposizione in quel momento, poi talvolta le esperienze ci fanno crescere e sentiamo bisogno di un’altra piccola vita ordinaria su un piano diverso perchè anche accontentarsi non è sinonimo di abbassarsi e cedere o andare contro alle aspirazioni.
    Spesso accontentarsi vuol dire essere felici (lo diceva anche Terzani!)

    infine alcune volte cerchiamo per una vita l’isola che non c’è…perchè ognuno di noi è un mondo diverso dagli altri, con i suoi piccoli o grandi desideri, con la voglia di sperimentare oppure no
    Il bisogno di un lavoro stabile e avere una sicurezza economica non sempre si può concepire come sirena demoniaca, perchè talvolta è una necessità.

    Vedi Serena, niente è vero o giusto in assoluto, il bello per me può essere visto da te in altro modo e guardare dentro di noi per trovare la nostra strada non è sempre facile e non è da tutti saperlo fare.
    Intanto tu stai sperimentando cercando di spiccare il volo perchè “Vola solo chi osa farlo” come disse il gatto alla Gabbianella.
    ….e da quello che scrivi, tu stai già volando.
    un abbraccio

    • Hai perfettamente ragione Vilma, oltre alla differenza tra una persona e l’altra credo anche che nella vita ci siano delle fasi, che siamo esseri in evoluzione, che sentiamo in noi prevalere talvolta l’animo del nomade e talvolta quello del contadino…
      Credo che l’importante sia ascoltarci, capirci e seguire la vocazione del momento; farci luce dentro e capire cosa vogliamo davvero è a mio parere la cosa più difficile anche perché appunto spesso desideriamo qualcosa solo per capriccio, perché al momento non l’abbiamo. L’essere perennemente insoddisfatti alla ricerca dell’isola che non c’è son convinta che sia un lato comune a moltissimi di noi. L’insoddisfazione è sempre un arma a doppio taglio: è il fuoco del mutamento -colei che ci sprona a crescere- ma che può anche bruciare ciò che di più prezioso avevamo conquistato.
      E’ quindi molto dura scegliere la propria via in maniera saggia, anche perché, dopo aver individuato come vorremmo davvero vivere, spesso entrano in gioco fattori e limitazioni che non possiamo non tenere in conto. Io mi ritengo molto fortunata perché non ho avuto grosse limitazioni e pertanto ho potuto scegliere la mia via senza dover saltare troppi ostacoli.
      Accontentarsi è giusto se si è felici e in pace con noi stessi, altrimenti è un arrendersi alle difficoltà e alle paure.
      Credo che la chiave sia fare il possibile per capire quando ci stiamo accontentando o semplicemente arrendendo.
      Nessuna vita è “piccola” o “banale” perché la Vita ha un valore inestimabile qualunque essa sia, col suo bagaglio di esperienze, conoscenze, emozioni e soprattutto possibilità… come dici tu non esistono vite piccole ma solo piani diversi di sperimentazione. In ognuno di questi possiamo raggiungere la soddisfazione personale, o se vogliamo chiamarla altrimenti, la felicità.
      Grazie per i tuoi commenti, son sempre una preziosa fonte di confronto e arricchimento!
      Un abbraccio

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