Bambini…

Se il fine settimana è dedicato alla scoperta della città e dei parchi del Victoria la musica durante la settimana cambia completamente: dismessi i panni dell’esploratrice mi trasformo in sorella maggiore, baby sitter, house sitter e cuoca.

Le bambine sono tre, una di sette anni, Tara, e due gemelline di cinque anni, Maya e Darcy. Avere a che fare con loro non è male perché son ben educate ma talvolta bisogna armarsi di una pazienza sconfinata. Passano dal riso al pianto a una velocità supersonica e capire il perché spesso non è affatto semplice! Stare con dei bambini significa abituarsi a non conoscere silenzio: parlano, cantano, gridano, piangono, spostano sedie, tirano cose, giocano sempre col volume al massimo e se cala il silenzio si può star certi che stanno combinando qualche grossa monelleria (come la volta che le ho lasciate sole per dieci minuti e le ho trovate giocare con l’acqua in bagno, bagnate fradice dalla testa ai piedi, col pavimento trasformato in un lago e tutta la biancheria -asciugamani e tappeti- zuppa). Vivere con dei bambini significa anche abituarsi al disordine e al casino, son dei tornado, mettono sottosopra l’intera casa in men che non si dica. Per questo bisogna saper prendere la vita con molta filosofia quando si ha a che fare con loro e saper cambiare attitudine: arrabbiarsi non serve a nulla, bisogna piuttosto proporre loro qualche alternativa allo stare in casa e se proprio non è possibile farle giocare fuori allora diventa cruciale trovare il sistema di fare della fase “riordino” un gioco, magari a premi.

Ma ci sono volte dove non c’è gioco che tenga, ignorano ogni mia parola e fanno come se non esistessi, son stanca e vorrei teletrasportarmi a km di distanza, in un’isola di silenzio e pace! Mercoledì scorso è stato un giorno da incubo, erano letteralmente ingestibili: così a metà giornata ho dovuto riunirle tutte e tre sul divano del soggiorno e farle un bel discorsetto. Le gemelline son ancora troppo piccole per capire ma la maggiore si è sentita molto toccata e mi ha fatto trovare un disegno per farmi capire il suo dispiacere per essersi comportata male. Non aveva il coraggio di guardarmi negli occhi mentre me lo consegnava, l’ha lasciato sul pavimento vicino a me ed è scappata a rannicchiarsi in un angolo. Superfluo dire che mi ha sciolto il cuore e che è riuscita a spazzare tutta la mia rabbia in un battibaleno.

“Me sorry” ossia “Mi dispiace” con me che sarei quella coi ricci e la S di Serena sopra e lei T, Tara appunto.

Per stare bene coi bambini bisogna essere ancora un po’ bambini. A me piace passare il tempo a leggere i loro fantastici libri, mi diverto a creare origami, a disegnare, ritagliare, incollare, creare, giocare con loro.

Personalmente cerco di essere il più permissiva possibile, trovo che siano già capaci di autoregolarsi abbastanza e che debbano fare più esperienze possibili per crescere. Capita così che se andiamo al parco giochi le lascio libere il più possibile e se le vedo arrampicarsi e lanciarsi in acrobazie cerco di non trasmetterle mai preoccupazione o di impaurirle, anzi mi complimento con loro. Sono curiose e creative, estremamente sensibili e sognatrici: a volte mi fermo rapita ad osservarle sussurrare i loro segreti alle bambole o ai peluche e costruire case per le fate.

Alla mattina son sempre le prime a svegliarsi e se la mamma non è in casa si rifugiano nel mio lettone… una dopo l’altra, come gatti, scivolano sotto le coperte e cercano di abbracciarmi… ma sono tre! E così me ne trovo una a destra, una a sinistra e una…sopra!

Eh si, il mondo dei bambini è proprio senza mezze misure e con tanti risvolti, mutevole come il tempo di questa regione che a distanza di due giorni mi fa provare prima l’inverno e poi l’estate.

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