Partire è un po’ morire

Oggi inizio a partire, saluto Cagliari. Vi ho camminato ancora, nel vento e nel caldo di questo venerdì d’agosto.

Saluto questa casa, questa camera, le mie cose. Chiudo con ognuna di loro una storia.

Quando e se tornerò non so se loro ci saranno ancora ed io, comunque, sarò un’altra me.

Le mie cose restano là, dietro, nel passato.

Il bagaglio sarebbe troppo pesante, non posso portarle con me.

Non posso avere che il futuro davanti e il presente per mano.

Come un bambino, viaggio così.

Non c’è davvero una previsione di ritorno.

Ci sono alcuni obiettivi e la volontà di viaggiare finché potrò.

Non so se ci riuscirò e per quanto.

Lascio su questa scrivania le mie cose, i cassetti pieni di diari, gli scaffali di libri.

Lascio molte molte cose.

Lascio un armadio disordinato, un letto sottosopra, una camera piena di polvere e capelli.

Lascio schizzi di mar mediterraneo su questo tavolo, un centesimo d’euro, un’agenda madrileña, tanti libri d’inglese, una pila di dvd, tazze con pennarelli e matite colorate, una scatola di scarpe vuota, un astuccio.

Lascio una me.

Parto, abbandono.

Bisogna saper lasciare per poter tornare.

A chi abbandono spero di lasciare qualcosa nel cuore, buoni ricordi, sensazioni positive e la promessa di un nuovo abbraccio.

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