Shock culturale e shock culturale inverso

Tempo per leggere, tempo per scrivere. Per sognare, per viaggiare comodi -dal letto di casa- sotto il condizionatore.

«In cosa ti vuoi specializzare?»;

Io taccio;

«Viandanza» asserisce azzeccatissimo babbo al mio posto.

Osservo il calendario, meno di un mese ormai, ho paura del count down.

A volte temo questo grande salto perché non so cosa vi cerco. Non so cosa aspettarmi, non so fare piani e darne ai miei che restano a casa e mi chiedono e vivono in funzione del mio futuro.

Sento il peso di tante cose.

Pesa la lingua così diversa e così difficile.

Pesa lo shock culturale per un mondo molto diverso in termini umani.

A me che avevo scelto la Spagna come terra d’emigrazione pesa ancora di più. Ho sempre messo al primo posto il lato umano, i rapporti interpersonali, la qualità di vita. Il mondo anglosassone mi spaventa non poco.

La paura si alterna a giorni più carichi, dove a rasserenarmi c’è la gioia dei racconti di tanti blogger downunder, dove mi perdo in fantasticherie, in progni o sognetti come mi incasino a chiamarli (sogni-progetti), dove scopro nuovi modi di vivere, vedo orizzonti umani da esplorare e terre meravigliose, una miriade di attività da scoprire e imparare.

E poi in fondo so che incontrerò tante persone valide laggiù e che come sempre andrà tutto bene.

Eppure niente toglie che stavolta la parola “sola” abbia un peso notevole. Stavolta “sola” significa davvero “sola”.

Sono in tanti a dirmi “Non tornerai indietro”, “Non torni più”, io rispondo scherzandoci su, so che tornerò, però la convinzione che ho visto in certi visi nel pronunciare queste parole mi ha un po’ spiazzato.

Parto per un’esperienza che nessuna delle mie conoscenze dirette ha fatto, per un lungo, forse lunghissimo periodo di tempo.

Quando (e se) tornerò mi troverò con l’effetto dello shock culturale inverso.

Tutte le esperienze vissute non saranno condivisibili.

E soprattutto io sarò un’altra persona, molto diversa da ora. Anche gli altri saranno diversi. Sarà tornare in un mondo che non riconoscerò più con una me che gli altri non conoscono più.

Disagio. Disagio in “casa”.

E così mi torna in mente questo articolo;

Vorrà dire che proveremo a ricominciare a conoscerci a vicenda e a crescere -ancora- insieme.

Sarà bello anche per questo.

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