Iniziò con un ritorno

Ritorno a “casa”

Son tornata da Madrid, è dura riabituarsi a Cagliari, a Sini. Tanti ci stanno bene, io no. Son pienamente consapevole che dipende da me e non dalla città o dal paese in sé ma questo non cambia il risultato. Qua mi sento spegnere. Son ferma. Pochi stimoli, poche novità.

Frequento le corsie d’ospedale, il pronto soccorso e lo studio del medico di medicina generale per tre mesi. Sopravvivo in un limbo, poche emozioni.

Questo lavoro non mi entusiasma.

La notte mi perdo tra i blog e i libri di viaggi, gli unici a farmi battere forte il cuore.

Poi al mattino mi alzo e comincia un’altra giornata.

Cosa farò?

Penso al futuro, a cosa farò una volta concluso l’esame di stato. Manca poco ormai, pochi mesi.

La strada più scontata sarebbe tornare a Madrid il prossimo aprile a studiare per l’esame MIR, ancora tanti mesi di studio e poi a gennaio 2014 l’esame; dopo passerei cinque anni di scuola di specializzazione in un’altra città spagnola.

Certo anche questa strada nasconde sicuramente tante belle esperienze: potrei conoscere tante persone, vivrei in un posto nuovo, imparerei davvero un “mestiere”, assaporerei giorni di calma piatta e giorni d’adrenalina, insomma, sarebbe comunque una strada interessante da percorrere – non lo nego.

Ma non mi brillano gli occhi se mi penso incanalata in quella strada.

Inizio a riflettere sulle mie priorità, su qual è la vita che voglio.

Inizio a ragionare pensando che se questi fossero gli ultimi dieci anni che mi restano da vivere non sceglierei certo di passarli a realizzarmi professionalmente.

So cos’è che mi fa stare bene, cosa mi renderebbe felice. Anche se sembra una pazzia mollare tutto e cercare di costruirmi un nuovo percorso, anche se tanti credono che se mollo il treno della medicina ora non potrò più risaltarci dentro. Le nozioni acquisite si arrugginiscono col tempo e ricominciare studiare a 30 anni è un’impresa titanica.

Nonostante tutto sento che devo essere concreta e mettere sul tavolo le opzioni che la vita mi pone davanti: so che ho ancora poco tempo a disposizione per richiedere il Working Holiday Visa per l’Australia -ancora due anni- e so perfettamente che le due strade -quella della scuola di specializzazione e quella del viaggio- si escludono mutuamente.

In realtà c’è anche un’altra strada che è fatta di Sardegna, di imparare a fare sostituzioni e guardie mediche, comprare una macchina e lavorare. Se devo essere concreta anche questa strada non mi dispiacerebbe, sarebbe un bel modo di crescere anche professionalmente, con un lavoro in assoluta autonomia (cosa per me fondamentale), sacrificante ma economicamente soddisfacente. Se decidessi per questa strada i tempi per raggiungere un buon livello lavorativo sarebbero dell’ordine dell’anno. Dovrei investire parecchi soldi all’inizio: un auto -indispensabile- e tasse all’ordine dei medici: tasse da versare a vita, anche se poi decidessi di emigrare in un altro paese; eh già, una quota di tasse paurosa che aumenta con l’aumentare dell’età. Una volta che si entra in un ordine non se ne esce. Questa via è un vicolo cieco: se ci entro non ne esco più. Questo è un altro dei fattori che incide sulla mia decisione attuale di accantonare questa opzione e che fa prendere piede alla soluzione australiana.

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