Mornington Peninsula

 

Domenica son stata con Emma e Carl nella Mornington Peninsula: due ore circa da Melbourne per arrivare in questa lingua di terra che cinge a est la baia di Port Philipp; spiagge deserte, acque cristalline, sabbie pulite.

 

Abbiamo deciso di spingerci fino a Point Nepean, il capo che separa la baia dall’oceano. Quando abbiamo “scollinato” muovendoci sul crinale che separa il versante della baia da quello dell’oceano, un vento gelido, sferzante, ha iniziato a soffiare: raffiche come frustate sulla pelle, l’acqua del cielo che si mischia a quella del mare nell’aria e si infila sotto i vestiti. L’oceano Pacifico di pacifico ha ben poco: era lì, davanti a me, incazzato come una belva, sotto un cielo plumbeo a ricordarmi che è Ottobre (ossia Aprile), non è ancora tempo d’estate. Non è stato clemente nemmeno col primo ministro australiano, Harold Holt, scomparso misteriosamente in queste acque nel 1967.

 

Son presenti diversi fortini bellici in questa zona e insieme a loro delle bombe inesplose, regalo della seconda guerra mondiale: l’Australia vi ha partecipato, allineata alla Gran Bretagna e conseguentemente nemica del Giappone. Cammino nei cunicoli del forte e penso al fatto che tanti ragazzi hanno speso mesi qui, al freddo pungente dell’inverno e al caldo torrido dell’estate del Victoria: molti ci son arrivati giovani, non son tornati più a casa. Penso a quanti giorni di vento abbiano sopportato, e mi chiedo cosa pensassero di questa guerra iniziata in un Europa allora così lontana. Mi chiedo cosa pensassero del loro tempo in questa prigione. Della loro volontà violata, gioventù rubata.

 

Scuoto la testa e non posso che dirmi eccezionalmente fortunata: son nata nel luogo e in un periodo storico -seppur con tutti i suoi problemi- migliore del loro.

 

Ci incamminiamo verso la macchina, ci spostiamo per andare a comprare degli untuosissimi, poco salutari e super popolari Fish&Chips, siamo affamati: ci sediamo a mangiare le nostre abbondantissime porzioni sulla spiaggia e finalmente spunta un po’ di sole a riscaldarci, che goduria! Niente di meglio di questo fritto misto quando si ha fame, ma i gabbiani intorno a noi pensano lo stesso: siamo letteralmente circondati da decine di questi volatili che non stano zitti un attimo e ci osservano voraci. Non sarebbe saggio mantenere il vassoio aperto all’aria, ci troveremo sepolti sotto un loro attacco in tempo zero: per evitarlo prendiamo un boccone e richiudiamo il pacchetto ogni volta. Incredibile quanto siano aggressivi gli uccelli in Australia, non son per niente intimiditi dall’uomo e non è difficile durante un pic-nic restare vittima di un attacco di magpies, kookaburra o seagulls (gabbiani appunto).

 

Il pomeriggio è tempo di bushwalking per me ed Emma e di Mountain biking per Carl, così ci spostiamo all’Arthurs Seat State Park dove passeggiamo in due zone diverse. Vedo così gli alberi erba: Emma mi spiega che son alberi molto costosi se acquistati nei vivai perché per crescere e sviluppare il tronco hanno bisogno di decine di anni. Ne incontriamo due particolarmente anziani lungo il percorso e scopriamo che hanno circa una settantina d’anni. Noto anche un muschio un po’ particolare che scopro essere una pianta insettivora.

 

È sempre piacevole camminare nei boschi australiani, c’è pace, un buon profumo, si sente il rumore di alcune cascate in lontananza, camminiamo tra pini e eucalipti.

 

Eppure oggi il mio umore non è al top, mi sento fiaccata dal raffreddore (gli sbalzi di temperatura qua son incredibili, mercoledì era estate piena, canottiera e 30 gradi, oggi e ieri temporali, vento gelido e 10 gradi) e dalla giornata -stancante ma fantastica- di lavoro di ieri: son stata dalle 9am alle 4.30pm da Lentils, e oggi un po’ ne risento. E così son felice quando saliamo in macchina in direzione Melbourne, ho bisogno di una doccia calda e di un letto dove riposare.

 

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